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(20-09-2011) - CRONACHE, PRIMO PIANO -

Acque Minerali / 2 – ogni anno si potrebbero guadagnare 2 mln di € in più

Ecco come, applicando i canoni di concessione, si potrebbero guadagnare circa 2 milioini di euro in più all'anno...

L’ultima settimana l’ho trascorsa a Bologna dove, per il caldo (e soprattutto l’umidità), ho acquistato tante bottigliette d’acqua Lilia vendute al bar tra 1 e 2 euro. Già ad ottobre 2007 ci siamo occupati di Acque Minerali con una inchiesta “Ce l’hanno data a bere” e quindi mi sono ri-chiesto: ma, in 4 anni, cosa è cambiato per noi Lucani, poveri (economicamente) ma ricchi (di risorse)?

In Italia si imbottigliano, ogni anno, 11 miliardi di litri d’acqua. Il volume d’affari, nel 2009 è stato di 2,3 miliardi, invariato rispetto all’anno precedente, ma in continua ascesa negli ultimi trent’anni, come dimostrano i dati riportati nel rapporto Beverfood 2010-2011. Dal 1980 ad oggi, i consumi sono aumentati di 5 volte e con loro anche la produzione di acqua imbottigliata.
Quello procapite è di circa 200 litri (vantiamo il primato europeo di consumo di acqua in bottiglia con 192 litri per abitante) ma cosa rimane al territorio per lo sfruttamento delle fonti e poi, davvero l’acqua minerale è più controllata ovvero sicura di quella che esce dal rubinetto così come i cittadini pensano e si augurano?

Esempio di come potrebbero entrare nelle casse regionali 2 milioni di euro in più ogni anno

Da uno studio realizzato dal prof. De Vivo comparando 80 parametri chimici, in 187 bottiglie di acqua minerale e 157 acque da rubinetto, è emerso che molte acque minerali presentano una serie di problemi in relazione alla concentrazione di arsenico, beriglio, uranio, nitriti e nitrati che però, ancora non sono normati dalla legge. Queste voci, se riscontrati nell’acqua da rubinetto non sarebbero consentiti perché la legge è molto più stringente per le acque potabili rispetto a… quelle minerali/naturali i cui valori di riferimento (entro cui alcuni valori devono restare) non sono gli stessi delle acque da rubinetto al punto che, la eventuale presenza di queste concentrazioni, di fatto renderebbe l’acqua del rubinetto NON potabile. Ad esempio nei limiti delle acque minerali, non sono presi in considerazione alcuni valori come Alluminio, Ammonio e Solfati mentre altri, come il Boro ed il Manganese, hanno valori superiori. In sostanza, le acque minerali non sono pure come vogliono farci credere ed alcune di queste non avrebbero passato il “test” del rubinetto: un paradosso! Tant’è che il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria ha giudicato ingannevole il claim dello spot che recitava “Acqua minerale. Molto più che potabile”.

La Regione Basilicata fa pagare soltanto 0,30 euro al metro cubo di acqua imbottigliata e 69,80 euro per ettaro, con una soglia minima di 6980,80 euro annui.

Le acque minerali, c’è chi le beve e chi… ci “mangia”. Tra questi, di sicuro, non i Comuni che danno in affitto le proprie fonti. I canoni di concessione pagati alle Regioni dalle società imbottigliatrici per lo sfruttamento di acqua da sorgente, non sono certo proporzionati allo sfruttamento commerciale.
Oltre alla Basilicata, sono ancora 6 le regioni che non hanno in alcun modo aggiornato i canoni dopo l’approvazione del 2006 delle linee guida (Provincia autonoma di Bolzano, Emilia Romagna, Liguria, Marche, Molise, Sardegna). Insieme rappresentano circa il 25 per cento delle concessioni attive sul territorio nazionale: una su quattro. In alcuni casi si è di fronte a vere e proprie regalie. In Liguria, ad esempio, una legge regionale del 1977, ancora in vigore, stabilisce che per ogni ettaro dato in concessione, si paghino 5 euro. In Molise vige ancora il Regio Decreto del 1927 e si pagano solo 10 euro per ogni ettaro. Non va meglio in Emilia Romagna e in Sardegna dove per ettaro si pagano, rispettivamente, 19 e 37 euro.

circa 170 le società che operano in questo settore, con oltre 300 marche. Hanno imbottigliato nel 2009 12,4 miliardi di litri. Un business che negli ultimi venti anni è letteralmente raddoppiato.

L'indagine di Legambiente e Altraeconomia

Legambiente e Altreconomia a Marzo 2011 hanno presentato il Rapporto: “Acque minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia” da cui si evince che solo 2 regioni hanno previsto i canoni più alti: Veneto > 3 euro a metro cubo di acqua e fino a 587 euro per ettaro e Lazio > 2 euro per metro cubo imbottigliato e fino a 120 euro per ettaro. Promosse con riserva per aver previsto il doppio canone sulla superficie della concessione e sui volumi di acqua, superiore o uguale a 1 euro a metro cubo: Valle d’Aosta, Marche, Provincia autonoma di Trento, Sicilia (anche se fa pagare solo 11 euro per ettaro), Umbria, Friuli Venezia Giulia. In questa categoria anche le due Regioni che fanno pagare le aziende solo per i metri cubi emunti con canoni in linea con le indicazioni nazionali, e cioè Toscana e Abruzzo. Rimandate invece, perché prevedono canoni in funzione dei volumi di acqua ma al di sotto di 1 euro per metro cubo imbottigliato, Piemonte, Lombardia, Basilicata e Campania.

Quando la Coca Cola acquistò la Lilia, ci fu un accordo tra la Regione e la multinazionale affinché nelle campagne pubblicitarie dell’acqua Lilia venissero citate alcune zone della nostra regione, come il Vulture. Solo che, dopo i primi spot con le suddette citazioni “questo è un paese del Vulture con il suo parroco, la casa di riposo…. ma nel Vulture c’è una cosa che si trova solo qui: le sorgenti dell’Acqua Lilia …..”, i nuovi spot non citano più i luoghi d’origine della “meravigliosa” acqua lucana (giovani fin da giovani) limitandosi ad inserire per 2 secondi il logo “Fonti del Vulture”.

Aumentando le tariffe diminuirebbe la produzione di acqua minerale, il conseguente aumento dei prezzi al consumo e una diminuzione della domanda che porterebbe a 4 principali benefici:

  1. un minor utilizzo di bottiglie di plastica,
  2. meno camion addetti al trasporto delle casse d’acqua, dal nord al sud e dal sud al nord Italia,
  3. un minor sfruttamento della falde sotterranee con un conseguente riequilibrio del sistema
  4. un maggior introito per le casse regionali.

La questione, fortunatamente, non è sfuggito ad alcuni nostri consiglieri regionali (Alessandro Singetta/Api, Gennaro Straziuso, Luca Braia, Pasquale Robortella/Pd e Giannino Romaniello/Sel) che lo scorso 5 agosto, hanno presentato una proposta di legge finalizzata ad “armonizzare i proventi della commercializzazione delle acque minerali con quelli di altre regioni italiane e con quanto stabilito dalla Conferenza delle Regioni”.
Speriamo che venga approvata. Subito. Sarebbe un segnale, concreto, di valorizzare le nostre (ricche) risorse e di fare politica, davvero nell’interesse dei lucani.

 


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Commenti

  1. antonio scrive:

    Buongiorno e complimenti per le analisi.
    Le cfaccio una domanda a livello di consulenza. Soggiornando in albergo la caraffa da un litro di acqua del rubinetto ci è stata fatta pagare 0.80 € giustificando il costo come servizio. Sulle ricevute c’è scritto “cantina” o ” caraffa”. alle nostre ulteriori rimostranze il direttore dell’abergo ha testualmente “confermato la scelta di far pagare l’acqua dal rubinetto in quanto previsto dalla legge”. vista la sua competenza, sa in base a quel legge ciò? ovvero esiste una legge che prevede/obbliga far pagare l’acqua del rubinetto?
    grazie mille dell’ascolto.
    cordiali saluti.
    antonio arena
    p.s. per comodità il link di aosta oggi con la mia lettera e la risposta

    http://www.aostaoggi.it/mail_dir/mail_dir.htm