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(09-09-2010) - CRONACHE, POTENZA città

POTENZA – ho lavorato a due passi da Elisa

L’ha ammesso. Ha lavorato proprio vicino al cumulo di macerie che nascondeva i resti di Elisa Claps. Il geometra di una ditta che nel 1996 effettuò dei lavori nel sottotetto della chiesa della Trinità a Potenza ha confermato agli investigatori di aver controllato «l’incatenamento» dei pesanti cassettoni che ornano il soffitto dell’aula liturgica. Quei cassettoni, uno a uno, sono stati fissati al solaio con dei cavi d’acciaio. In un primo momento si pensava che i lavori avessero interessato solo quelli al centro del soffitto, perché pericolanti. Poi gli investigatori della Squadra mobile di Potenza hanno scoperto che, nonostante nei progetti non compaia questo particolare, erano stati rinforzati anche i cassettoni ai lati. Uno di questi è a pochi centimetri dal punto in cui sono stati trovati i resti di Elisa. Il geometra, però, ha detto ai poliziotti di non essersi accorto di nulla. Gli investigatori nutrono ancora sospetti su quanto è accaduto nel sottotetto. Appare difficile poter credere che nessuno si sia accorto che quel cumulo di macerie nascondesse il corpo di Elisa.

Il professor Francesco Introna, poi, nella sua consulenza ha stabilito che il corpo di Elisa era poggiato al muro e che era collassato su se stesso per la decomposizione cadaverica. Spiega: «La salma nelle fasi della decomposizione era a contatto, tramite le regioni toraciche posteriori e con il bacino, con il muro della facciata della chiesa». Il corpo però è stato trovato a una quindicina di centimetri dal muro. Che sia stato spostato? Per occultare il corpo, spiega Introna, «è stato usato materiale edile giustapposto. Ed è verosimile che dalla fase di prescheletrizzazione in poi la salma non fu coperta con altro materiale». Come è possibile allora che nessuno l’abbia visto? Parte di quel materiale, poi, è sparito. Gli investigatori della Squadra mobile non l’hanno trovato il giorno del rinvenimento. Ma sanno che c’era, perché compare in alcune fotografie fornite da una delle ditte che ha lavorato nel sottotetto. Chi ha portato via quel materiale? E perché l’ha fatto? È uno degli aspetti dell’inchiesta che ancora non è stato chiarito.

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