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(13-08-2010) - CRONACHE, POTENZA città

POTENZA – una piccola Las Vegas

Poker, black jack, roulette e tante, tante slot machine. Magari a due passi da piazza Mario Pagano, dal teatro «Stabile», dal palazzo della Prefettura. Insomma, una piccola Las Vegas in salsa lucana, con lo scopo di risanare le casse della città di Potenza. L’originale proposta arriva dal consigliere comunale di minoranza Nicola Becce, che l’ha resa ufficiale presentando un ordine del giorno al consiglio comunale, riguardante, appunto, l’istituzione di un casinò municipale. «Visto il perdurare delle difficoltà economiche in cui versa il comune di Potenza  argomenta Becce  ritengo che sia il caso di prendere in seria considerazione l’idea di sollecitare il governo nazionale ad autorizzare l’apertura di un casinò municipale di Potenza, in analogia a quanto previsto dal regio decreto del 1927, convertito successivamente in legge nel 1928, che diede via libera al comune di Sanremo per aprire una casa da gioco. La stessa procedura venne seguita nel 1933 per il comune di Campione d’Italia e nel 1936 per il Comune di Venezia. Alla luce di questi precedenti mi auguro che, nel supremo interesse della comunità potentina, il Comune venga autorizzato ad ospitare una casa da gioco come mezzo di risanamento del bilancio comunale, per permettere ai cittadini di pagare meno tasse e incentivare il turismo». Sulla base di queste considerazioni Becce ha invitato il sindaco ed il presidente del Consiglio comunale ad attivarsi per chiedere al governo l’autorizzazione ad aprire la casa da gioco. Il sindaco Vito Santarsiero, dal canto suo, pur trovando interessante l’idea, non nasconde che ci potrebbero essere alcuni seri ostacoli ad una sua eventuale realizzazione. «Prima di discutere seriamente della proposta  dice  bisogna dare una risposta seria a due domande. La prima è: sarebbe realmente possibile ottenere per la città di Potenza un percorso analogo a quello che si realizzo nel secolo scorso per Venezia, Sanremo e Campione d’Italia? La seconda riguarda la struttura dove ospitare il casinò. In questo momento non credo che in città ci sia una sede adeguata e se ne dovessimo costruire una ex novo dovremmo contrarre ulteriori debiti». Un paio di scogli, insomma, che non sembrano facilmente superabili. Nel frattempo in città, ma anche nell’intera regione, ad avere gli onori delle cronache, sempre più di frequente, è la faccia oscura del gioco d’azzardo, quella dell’illegalità e dell’usura. Dalle macchinette mangiasoldi illegali sequestrate, al poker che si mangia interi stipendi e non solo. Con le fondazioni anti usura che non mancano di lanciare segnali d’allarme sulla diffusione del gioco d’azzardo e che vedono l’aper tura di un casinò come fumo negli occhi. Perché temono che, per riempire le casse del comune, si finisca per svuotare completamente le tasche dei cittadini.

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