Via i tetti di amianto dai prefabbricati di Bucaletto. Letteralmente scoperchiati si aprono al cielo con il loro carico di rifiuti, degrado e abbandono. Quello portato via su un camion e quello che rimane dentro. I prefabbricati vanno demoliti, ma si parte da quelle lastre di eternit tanto usate in passato, ma oggi bandite per la loro elevato pericolosità, aumentata dall’usura del tempo. Si toglie il tetto e si toglie così anche la possibilità ad altri abusivi di entrare nella speranza di accampare diritti. Un modo per bloccare il ripetersi della storia. Quelli che ci abitavano, oggi sono additati come i «fortunati», quelli che ora hanno un vero tetto sulla testa. Gran parte di quelli che occupavano quei prefabbricati all’ingresso di Bucaletto, in via di demolizione, e quelli sotto le cosiddette «torri», i nuovi palazzi che stanno sorgendo all’ingresso della Cittadella, ora hanno avuto una casa. Quei 34 alloggi assegnati dall’Ater agli aventi diritto: palazzine di uno o due piani, ma sempre nella stessa Cittadella. Davanti agli occhi lo stesso disagio e abbandono. E la gente è scontenta, tanto da rimpiangere addirittura quelle vecchie case di legno tra cani randagi, topi e zecche. I panni stesi alle vecchie finestre di legno sono gli unici segni di vita. Oltre la piattaforma di cemento di un prefabbricato demolito completamente gli scheletri delle vecchie case, all’interno pezzi di intonaco, pannelli di legno, le mattonelle del bagno. Due assistenti sociali del Comune si aggirano tra i prefabbricati. «È una realtà durissima. Quante storie e quante situazioni da seguire». Poi il solito randagio si avvicina minaccioso. «È buono, non fa nulla», ripete un signore sbucando da dietro al prefabbricato richiamando la cagna e il suo cucciolo. C’è chi passa e si allontana velocemente. Scuote la testa, volge lo sguardo verso quei tetti divelti e commenta. «Questa è Bucaletto. Ormai ci siamo abituati. Sono arrivati con un camion, hanno buttato giù tutto, tanta polvere». «Amianto?», chiediamo. «E chi lo sa. Tutto è una vergogna. Noi dobbiamo rimanere ancora nei nostri prefabbricati. Problemi? Da dove vogliamo partire? Basta guardarsi intorno. C’è tanto da dire. Ma ho fretta, devo scappare. Meglio non dire nulla. Va bene così. Almeno abbiamo una casa. Forse. Un posto dove dormire. E chissà per quando. Demoliranno, certo, ma chissà quando».
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