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(02-08-2010) - CRONACHE, POTENZA città

POTENZA – taglio delle indennità del consiglio

Nell’epoca dei tagli e ritagli non potevano mancare loro. Quelli della casta. I politici, chi chiede sacrifici ai cittadini e poi a fine mese intasca uno stipendio da favola. L’onda moralizzatrice del ministro «tascabile» Brunetta e le pressioni di una comunità stretta tra licenziamenti, fabbriche che chiudono e disoccupazione hanno spinto la Regione Basilicata a dare un segnale. Nell’ambito dell’approvazione dell’assestamento di bilancio figurano una serie di misure per il contenimento della spesa pubblica. In particolare è prevista una riduzione del 10 per cento delle spese correnti, mentre attraverso un programma di razionalizzazione nel 2011 saranno ridotte del 50 per cento le spese sostenute per le sedi periferiche dell’ente. Anche le spese di funzionamento degli enti e degli organismi dipendenti dalla Regione saranno ridotte del 10 per cento. Ma il provvedimento che si attendeva era un altro: il taglio delle indennità. L’assemblea ha deciso all’unanimità di diminuire del 10 per cento i compensi dei consiglieri regionali, una «cura dimagrante» che determinerà la contestuale riduzione dei vitalizi e delle indennità corrisposte ai componenti di enti e commissioni. È la seconda volta che la Regione «rosicchia» gli stipendi dei politici. Lo ha fatto anche nel 2006 quando fu prevista una decurtazione del 10 per cento a cui ora aggiunge un’ulteriore analoga sforbiciata. Gli stipendi, intendiamoci, resteranno alti (tra i 4.900 e i 2.800 euro) e quindi fuori orbita rispetto agli standard di operai e impiegati, ma è un segnale che, dopo le promesse elettorali, i lucani si attendevano. Andando a spulciare nelle tasche dei regionali scopriamo esattamente il taglio mensile. Nelle prossime buste paga i presidenti di giunta e di consiglio troveranno in meno (cifra netta) circa 500 euro, il vice presidente di giunta 408, il vice presidente del consiglio e gli assessori 394, i presidenti di commissione e i segretari del consiglio 358, così come i presidenti dei gruppi consiliari, mentre i vice presidenti delle commissioni si vedranno sottratti 311 euro. Si arriva così al consigliere semplice che perderà 303 euro. Siamo certi che nel parlamentino lucano non si fasceranno la testa per questo taglio. C’è tutto un mondo di retribuzioni «accessorie» che contribuisce ad aumentare sensibilmente l’importo mensile intascato. Va considerata, in particolare, l’indennità di funzione, attribuita ai consiglieri che svolgono particolari incarichi. Varia a seconda del ruolo ricoperto. Nel parlamentino di via Anzio non ci sono «soldati semplici»: tutti hanno almeno un incarico in più. Ognuno, insomma, è a capo di qualcosa: presidenti di commissioni e loro vice, segretari di questo o quell’organismo, capigruppo consiliari. A nessuno tocca «l’onta»  che si riverbera sulle tasche  di essere un consigliere senza gradi. Questa distribuzione di incarichi costa, euro più euro meno, 38mila euro al mese in più rispetto al monte-indennità teorico che si assesterebbe sui 251mila euro se tutti fossero retribuiti come semplici consiglieri. Il conferimento di un incarico fa lievitare il costo (ossia l’indennità) di ciascun componente dell’assemblea. Se, cioè, il consigliere semplice prende il 75 per cento dell’indennità di un parlamentare, un vicepresidente di commissione sale all’80 per cento, capigruppo, presidenti di commissioni e segretari del consiglio arrivano all’85%, assessori e vicepresidenti dell’assemblea raggiungono il 90, il vicepresidente della giunta il 92, e i presidenti di giunta e consiglio il 105 per cento. Il risultato globale (al netto degli assessori esterni) è di 251mila euro che sale a 289mila tenendo conto dei vari incarichi aggiuntivi.

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