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Piccoli lotti industriali, un’area artigianale, il nuovo stadio, un’altra sede dell’università, un parco tematico. Le ipotesi si sono sprecate in tutti questi anni, ma la realtà è che la zona dell’ex Cip Zoo, a Potenza, resta il bubbone di sempre. Una volta veniva additata da tutti per il «puzzo» dei maiali (ospitava l’omonima azienda suinicola), con tutto quanto ne derivava in termini di immagine per il capoluogo lucano che ai visitatori giunti dalla Basentana presentava il suo biglietto da visita «olfattivo».Oggi non si sentono più i cattivi odori, ma siamo in presenza di una giungla di degrado che si cerca soltanto di «attenuare» con interventi di potatura. Restano i capannoni e le attrezzature, ormai fatiscenti, su un suolo di circa otto ettari, il cui valore commerciale dovrebbe oggi aggirarsi sui 22 milioni di euro. La proprietà è della Regione, dopo che l’Esab, l’Ente di sviluppo agricolo della Basilicata, ha chiuso i battenti a inizi anni Novanta con una passività di circa 28 miliardi di vecchie lire. Da allora, come dicevamo, di ipotesi intorno a quell’area ne sono state avanzate tante, ma nessuna è mai stata presa seriamente in considerazione. Sembrava che un’intesa interistituzionale fosse stata raggiunta nel 2005 fra Regione, Provincia e Comune di Potenza. Un «patto per la cultura» per realizzare in quel sito una «città dei saperi», un polo di eccellenza per i giovani in quell’area industriale che ormai aveva perso quella vocazione per cui era nata. «Uno degli spazi contesi tra apocalittici e integrati, un’area di grande speculazione e profitto va alla cultura, a quegli apocalittici che credono ancora che la cultura possa essere occasione di sviluppo»: lo diceva il presidente De Filippo al termine di quel confronto. Ma da allora di «cittadella dei saperi» non rimane che una provocatoria scritta «città delle arti» apparsa davanti all’ex Cip zoo. Una sola certezza: «Quelle aree hanno perduto la loro vocazione industriale e la Regione è proprietaria dell’area, mentre il consorzio Asi è titolare della pianificazione per la quale non può non tenere conto dello sviluppo della città nell’ambito del piano strutturale metropolitano. Insomma, qualsiasi decisione andrebbe concordata con il Comune di Potenza in modo da evitare brutture (ce ne sono fin troppe nel capoluogo lucano) e scelte di cui pentirsi in futuro.
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