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(14-07-2010) - CRONACHE, POTENZA città

POTENZA – agenti chimici «hanno pulito» le tracce

Alcuni agenti chimici sarebbero stati sparsi nel sottotetto della chiesa della Trinità a poca distanza dal giorno dell’omicidio di Elisa Claps, qualcuno ha coperto le travi con del catrame e aperto una feritoia per favorire la fuoriuscita dei miasmi della decomposizione cadaverica. Cosa è accaduto davvero sulla scena del crimine? E di chi sono quelle due tracce di sperma maschile che gli esperti della polizia scientifica hanno trovato sul materasso che era ai piedi della statua di San Giovannino efebico? Sono tutti elementi che contraddistinguono la seconda parte dell’inchiesta che stanno conducendo i magistrati della Procura di Salerno Luigi D’Alessio e Rosa Volpe. Gli investigatori stanno cercando di rintracciare gli operai che hanno effettuato l’operazione, per conto di una ditta di disinfestazioni, perché gli agenti chimici potrebbero aver distrutto o reso irriconoscibili tracce importanti. Sembra che nella sua agenda don Mimì Sabia, il parroco della chiesa della Trinità morto ultraottantenne un paio di anni fa, non abbia annotato di aver disposto questo tipo di lavoro. Don Mimì, conferma chi lo conosceva bene, appuntava in modo meticoloso tutto ciò che accadeva in chiesa. Appare strano, quindi, che di quella disinfestazione non vi sia traccia. Proprio questo particolare lascia pensare che gli operai non siano stati autorizzati dal sacerdote.  Il sospetto è che, come per l’apertura della feritoia che ha aiutato la fuoriuscita dei miasmi della decomposizione cadaverica, qualcuno abbia aiutato l’assassino  che per i magistrati della Procura di Salerno è Danilo Restivo a eludere le indagini. Gli investigatori stanno quindi cercando di accertare con precisione il periodo in cui è stata effettuata la disinfestazione.    Secondo l’investigatore privato della famiglia Claps, Marco Gallo, «questa operazione potrebbe aver avuto una doppia finalità: distruggere le tracce di sangue e placare gli odori della decomposizione». Con l’aiuto della paleontologa Eva Sacchi, consulente tecnico nominato dalla Procura di   Salerno, gli investigatori stanno cercando anche di risalire al periodo in cui sono state ricoperte di catrame le travi in legno del sottotetto. La paleontologa, mentre esaminava le fotografie scattate dalla polizia scientifica nel corso del primo sopralluogo, aveva individuato un bidone che era posto in un angolo del sottotetto. Nel corso dell’ispezione dell’altro giorno ha poi verificato che conteneva   proprio dei residui di catrame. Ora dovrà stabilire se si tratta dello stesso catrame usato per verniciare le travi. E dovrà risalire, se possibile, al periodo in cui è stato effettuato il trattamento. Gli investigatori stanno anche cercando di capire se le tavole di legno mancanti sono state segate o divelte. L’apertura da un metro per un metro e 20 era proprio sopra i resti di Elisa. Sul «giaciglio», come lo   ha definito nella sua perizia il professor Francesco Introna. Il consulente tecnico, poi, ha preso i calchi degli spazi lasciati scoperti dalle tre travi scomparse.Quell’apertura si trova lì per caso o fa parte della strategia che ha garantito l’impunità all’assassino per 17 anni? È questo l’aspetto che i magistrati di Salerno stanno cercando di chiarire.

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