Sei fori da proiettile. A ognuno corrisponde un numero che è stato impresso lì dagli agenti della polizia scientifica. I bossoli sono già nei laboratori. Sembra che siano di una pistola con calibro da 7.65 millimetri. Chi ha sparato quella raffica di colpi contro la porta in vetro del gabbiotto della stazione di servizio Esso in via Anzio a Potenza non lo ha fatto per divertirsi. Non è una bravata. Gli investigatori della Squadra mobile di Potenza sospettano che si tratti di un «tentativo di estorsione». Sembra che in quella zona della città si siano concentrati gli interessi di un paio di pregiudicati contigui agli ambienti della criminalità organizzata potentina. Pare che al momento non sia ancora arrivata una richiesta estorsiva ai proprietari del distributore. Il segnale comunque appare evidente. E porta alla pista del racket. I proiettili sono stati esplosi, qualche giorno fa, nel cuore della notte. Per questo gli investigatori, al momento, non sono riusciti a trovare testimoni. Hanno però acquisito le videocassette delle telecamere che, di notte, sono puntate in varie aree della stazione di servizio. Chi ha sparato lo ha fatto entrando nella piazzola dell’area di servizio. Perché quasi in direzione della porta ci sono le colonne del distributore. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire anche la dinamica. La pistola, stando all’altezza dei fori, era impugnata da una persona che stava in piedi. Chi ha sparato, quindi, non lo ha fatto né da un’auto né stando seduto su una moto, altrimenti i proiettili avrebbero danneggiato la parte bassa della porta. Sembra che i proprietari del distributore, sentiti, abbiano escluso l’estorsione. E non riescono a spiegarsi le ragioni di una minaccia di questo tipo. C’è però nervosismo al distributore. I fotografi, infatti, ieri sono stati allontanati. Gli investigatori escludono che quei colpi siano stati sparati in quel modo nella speranza che la porta in vetro venisse giù. Il tentativo di furto è stato escluso. Anche se in quel gabbiotto ci sono un market e un piccolo bar che vende anche tabacchi. È inoltre un distributore accorsato, perché si trova in una zona piena di uffici e negozi. Per Potenza è un «avvertimento» insolito. Gli esponenti della criminalità organizzata, in genere, prendono di mira i cantieri edili o i negozi. È per questo che gli investigatori sospettano che si tratti di cani sciolti. Non è escluso però che l’intimidazione possa avere una matrice diversa. Potrebbe inserirsi in un contesto differente, già messo in luce da un’altra indagine della Squadra. Un’inchiesta sulle attività estorsive nei confronti delle piccole e medie imprese. In quel caso era il «clan dei pignolesi» che, nell’ambito del «riposizionamento» e dei nuovi assetti della criminalità potentina, aveva mostrato particolare interesse al mondo dell’economia.
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