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intervista del nostro Direttore all’ing. Pietro De Sarlo, ToP manager di origini lucane
e Presidente dell’associazione “PINGUINI LUCANI. Idee per la Lucania”
Cosa pensa della Relazione Programmatica di De Filippo in apertura della IX legislatura?
Ho letto con molta attenzione sia la Relazione sia il resoconto del dibattito consiliare. Devo dire che, a mio modo di vedere sono stati entrambi molto deludenti.
Partiamo dalla relazione. Cosa l’ha delusa?
L’impressione generale è quella di una relazione al ribasso e che mette le mani avanti. Da un lato mi sembra rinunciataria e dall’altro priva di visione complessiva sia delle tendenze economiche generali sia della prospettive lucane.
In che senso?
In primo luogo la lunga premessa sul sud abbandonato non tiene. Intendiamoci è assolutamente vero che dall’unità d’Italia ad oggi il sud è abbandonato e deluso nelle proprie aspettative ma questo è un dato del problema e quindi è inutile e improduttivo continuare con questo sterile ‘cahiers de doleances’ anche perché la classe dirigente meridionale è stata la prima ad averlo abbandonato.
Cosa si aspetta dalla classe dirigente lucana?
Tre cose: abbandono della pretesa autosufficienza culturale, apertura al confronto e visione. Senza queste tre cose si producono disastri come la gestione delle royalties in Val D’Agri e del rapporto con l’ENI.
Più nello specifico …
Una classe dirigente che non ha mostrato capacità di spesa sia sul lato qualitativo sia su quello quantitativo nella gestione degli ingenti proventi delle Royalties non ha titolo di parlare di sud abbandonato. Così come nei rapporti con l’ENI dove in Val D’Agri si sta consumando un disastro ambientale incontrollato di grandi dimensioni. Come si fa poi a parlare di asset ambientale come leva strategica nella relazione di De Filippo?
Torniamo alla relazione cosa manca?
La cosa che salta maggiormente agli occhi è la mancanza di visione e di quali siano i presupposti minimi per puntare allo sviluppo. Basta guardare al tema delle infrastrutture. Non é possibile ipotizzare uno sviluppo senza migliorare l’accessibilità. I 12 nodi internodali non solo costituiscono la rinuncia ad avere un sistema infrastrutturale decente ma favoriscono la tendenza centrifuga verso aree di attrazione limitrofe. Occorre avere chiaro in testa che delle tre infrastrutture essenziali, autostrade alta velocità ed aeroporti, solo l’ultima è alla portata dell’economia regionale ed in tempi rapidi. L’Europa proprio per questo favorisce lo sviluppo dei piccoli aeroporti regionali.
Poi …
Poi manca la chiara identificazione dei settori economici che possono fungere da traino all’economia. Turismo come prima cosa ma per fare turismo occorre migliorare l’accessibilità. Mi riferisco ancora una volta all’aeroporto di Pisticci. Basta vedere gli esempi all’estero e soprattutto in Francia dove lo sviluppo di aeroporti regionali insieme alla diffusione del low cost ha aperto al turismo intere regioni come la Bretannia.Le nostre stime presentate nel piano a dicembre (visibile su www.ideeperlalucania.it) indicano con chiarezza che aeroporto e turismo possono da soli produrre 15 – 20.000 nuovi posti di lavoro. Turismo e aeroporto sono alla portata dell’economia lucana.
Nella relazione il lavoro viene posto al primo posto …
Si, ma vengono indicate solo le misure di sostegno. Tanto per capirci quelle che servono per superare l’emergenza. Non viene indicato niente per favorire lo sviluppo di un lavoro vero. 
Ma é appena stato concluso un bando che dovrebbe fornire più di 1.000 posti di lavoro.
L’esperienza sembra non insegnare niente ai nostri amministratori. Il bando risente della impostazione filosofica e logica dell’economia di industrializzazione degli anni ’80 e produrrà gli stessi effetti moltiplicando i cadaveri industriali e gli insediamenti di rapina. Occorre fare molta attenzione e finanziare solo i settori con mercati solidi, in espansione e con tecnologie di avanguardia.
Lei che tipo di bando farebbe?
Tutte le aziende di tutti i settori economici hanno la necessità di ridurre i costi di overhead. Qui ci possiamo giocare qualche possibilità incentivando la delocalizzazione dei cicli amministrativi delle aziende: ciclo attivo, ciclo passivo e back office. Inoltre essendo attività a basso assorbimento di capitale l’incentivazione può essere commisurata all’effettivo impiego di lavoro e diluita nel tempo in modo da fidelizzare le aziende al territorio. Si tratterebbe di occupazione ad alto livello di scolarità mantenendo capacità intellettuali sul territorio. Insomma spendiamo una fortuna per far laureare i nostri figli e poi facciamo i bandi per l’industria? E poi la logica dei bandi va superata.
In che senso?
Il bando deve contenere l’inquadramento generale. Poi occorre aprire sportelli permanenti e deleghe per le convenzioni. In altri termini il bando presuppone un atteggiamento passivo. E’ come buttare una rete e poi prendere quello che viene. Invece occorre un atteggiamento proattivo: individuare i settori e le aziende in sviluppo e fare bandi mirati e convenzioni specifiche.
Sulla scuola de Filippo sosterrà la nostra università
Perdoni la brutalità ma l’università di Potenza non riuscirà mai a competere in modo adeguato con le altre università. Tanto per fare qualche esempio la Luiss o la Bocconi, oppure il politecnico di Milano o Torino, o archeologia a Roma. Anche la cultura vive di eccellenze: o si produce eccellenza o disoccupazione.
E quindi abbandoniamo le nostre università ?
Occorre fare scelte coraggiose e capire dove puntare. Io non avrei dubbi nel favorire le scuole di arti e mestieri residenziali che oltre a generare forti indotti sul territorio producono occupati.
Arti e mestieri?
Si. Le cosiddette Accademy. In Italia ci sono già degli esempi positivi. In genere è talmente forte la necessità di questo tipo di laureati che la disoccupazione post diploma è praticamente nulla. Muovendosi rapidamente si può arrivare ad essere punto di eccellenza e riferimento.
E sull’energia?
Come prima cosa occorre uscire dall’equivoco. Se si considerano le fonti di produzione di energia (e quindi anche il petrolio) la Lucania è un esportatore netto considerevole e quindi in linea di principio non ha bisogno di un piano energetico. Detto questo va bene incentivare le produzioni famigliari ed aziendali con tecnologie pulite ed innovative ma poi occorre fermarsi.
Perché?
Quando nel ’ 74 mi iscrissi alla facoltà di ingegneria ero consapevole di non poter poi fare l’avvocato, il medico o altro. Avevo fatto una scelta. Ora occorre scegliere o si fanno i campi eolici e fotovoltaici per produzioni industriali di energia o si fa agricoltura e turismo. Io non ho dubbi che occorre privilegiare il turismo e l’agricoltura anche perché la produzione di energia non genera occupazione significativa.
Però sull’acqua?
Visione eticamente scontata ma con poco impatto occupazionale.
Ci sono due ‘slogan’ nella relazione programmatica: fare sistema e impresa e ricerca …
Ecco, appunto due slogan che rimangono tali se non sono asserviti ad una visione di sviluppo. Non ci si può sviluppare in tutti i settori. Specialmente in una regione piccola come la nostra. Quindi gli slogan vanno declinati in piani operativi nei settori trainanti. Io non avrei dubbi su cosa puntare: infrastrutture, turismo, terziario avanzato. In questi tre settori occorre fare sistema e non solo a parole.
Insomma mi pare stia esprimendo un giudizio pesantemente negativo.
Paradossalmente mi sembra migliore la relazione programmatica di De Filippo del 2005. Onestamente non mi sembra che ci si possa aspettare molto. Il ‘consensus’ sulla congiuntura lucana dei prossimi 2 – 3 anni é drammatico in termini di previsione di PIL regionale e di tutti i principali indicatori economici. Occorrerebbe visione e impegno straordinario e francamente non mi sembra ci sia ne l’una ne l’altra cosa.
Qualche consiglio a De Filippo?
Cambiare letture. Lasci perdere Festinger e Ricolfi e si dedichi a Porter e Kotter. In particolare gli suggerirei ‘Il vantaggio competitivo delle nazioni’ di Porter. In questo libro si sostiene la modificabilità dei fattori ereditari dei territori. Ecco, questo è il punto: vorrei che i nostri amministratori si convincessero che è possibile modificare il futuro di questa terra. Di Kotter gli suggerirei ‘I sei metodi di cambiamento’ e ‘A Sense of Urgency ’.
Come?
Abbiamo provato a suggerire alla politica un piano operativo da 33.000 nuovi posti di lavoro in cinque anni. Devo ammettere la forte frustrazione nel sentirsi ‘vox clamans in deserto’
Un sogno nel cassetto?
Veder sviluppare la nostra terra. Ma per il momento mi contenterei di soddisfare un piccolo desiderio: poter convincere tutti i consiglieri, di maggioranza ed opposizione, gli assessori e ,ovviamente, il Presidente che lo sviluppo è possibile. A questi rivolgo l’invito a dedicarmi tre ore del proprio tempo e io mi impegno a spiegare in modo dettagliato cosa è possibile fare nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Ora dispongo già di esempi positivi come i 7 posti di lavoro creati a San Chirico e che diventeranno una ventina nel prossimo anno senza una lira di contributo pubblico.
Una previsione?
Ci stiamo avviando a perdere anche i prossimi cinque anni per lo sviluppo della regione. All’inizio di questa legislatura avevo espresso un cauto ottimismo nella nomina dei nuovi assessori. I primi atti significativi di questa giunta sono invece francamente deludenti.
[gianluigi.petruccio@giornalelucano.it]
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Anna
29 gennaio 2012 il 20:48
Buonasera sono lucana mi chiamo Anna vivo al nord da 40 anni sono emigrata con la famiglia quando ne avevo 12 ,sono molto legata alle mie origini e al mio paese Moliterno torno se posso anche 2 volte all’anno, e un paradiso stupendo purtroppo vedo tanti giovani che vanno via tanti di loro universitari senza ritorno ,secondo me anche per l’esperienze fatte al nord io vedo che c’è molto da fare giù ma vedo la gente che si arrende qualsiesi suggerimento dicono che e impossibile con il turismo non sono tolleranti anzi scazzatissimi se li fai lavorare , promuvono dei prodotti e poi non viene fatta produzione sufficente per il mercato ,ma solo per sagre.
Paesi stupendi centri storici bellissimi ma non ristrutturati abbandonati quando potrebbero fare dei B&B per accogliere il turismo tutto l’anno.
hanno bisogno dei giovani che portano delle novità in più chi amministra pensa a cose più futili e fare guerra a chi amministrava prima cose che sentivo da piccola sembra che non e cambiato nulla a distanza di 40 anni quando in altri paesi del sud tipo salento ho trovato dei miglioramenti anno per anno io spero che cambi qualcosa e i paese
non rimangano deserti,e la gente comincia a capire
della fortuna che hanno avuto a rimanere nella propria terra.cordiali saluti Anna lucanaaaa.