La mattina. Sposarsi il giorno dei festeggiamenti del Patrono diventa un po’ la festa di tutti. E se il rito viene celebrato al teatro Stabile in quella stessa piazza dove oltre un migliaio di persone sono sedute intorno alla tavolata della «cantina del portatore», cambiano suoni, musiche, atmosfere e colori. E il convolgimento è totale. È stato così, ieri mattina, a Potenza. Cinque minuti prima di sedersi a tavola, tutti in piedi con lo sguardo rivolto al teatro Stabile mentre uno dei portatori del santo dal palco acclamava alla sposa con ritmi certamente diversi da quelli che accompagnano un matrimonio. Ad accogliere lei nel classico abito bianco davanti alla porta del teatro un gruppo di coloured con i loro abiti tradizionali e i loro tamburi. I suoni dell’Africa hanno accompagnato con le stesse cadenze quelli dell’inno del patrono. «San Gerard’ prut’ttor’» seguiti da quelli della tradizione popolare. Applausi, riso, macchina bianca decapottabile e accompagnati dal suono dei clacson gli sposi hanno lasciato la piazza per proseguire la loro festa mentre nel cuore della città, lo sguardo tornava al centro per un’altra festa quella dei portatori, del «vino che non deve mancare sulla tavola, che è sacro e per questo si paga». Lungo quell’enorme «serpente» di tavoli arriva il cibo, il vino e la musica si fa incalzante, al centro si comincia a ballare. Un altro serpente di giovani si snoda intorno ai tavoli al ritmo della tarantella. Il vino viene versato nei bicchieri, si brinda, si ride, si canta, qualche «gavettone» di acqua, tanta goliardia. È una bellissima mattinata di sole, una festa di colori. Dal palco i canti della tradizione contadina po polare, quella che i «portatori del Santo» non vogliono far morire.Il pomeriggio. Cambia il tempo, il cielo si oscura, arriva un violento acquazzone e anche la musica in piazza Mario Pagano scandisce ritmi diversi. Non è più la festa di suoni e di colori di qualche ora prima. Peccato. Quello a cui siamo costretti ad assistere è una scena vergognosa. Per la città, per i Potentini, anche per gli stessi «Portatori del Santo». Il loro impegno non è bastato a evitare che si ripetessero scene che purtroppo abbiamo già visto. «È stata un’ora di fuoco dice uno dei volontari della Croce Rossa un po’ di parapiglia generale. Due ragazzi si sono feriti, avevano tagli. Hanno detto per una caduta. Poi la rissa. Una ventina di giovani coinvolti. Per fortuna si è riuscita a bloccare prima che degenerasse ulteriormente. Il bilancio? Qualche contuso. Violenza gratuita, scazzottamenti, ragazze e ragazzi fin troppo disinibiti, nessun freno. E gli effetti dell’alcol sono ben noti sulle persone e sulle strade. Il fetore è avvertito in maniera intensa negli angoli, nei vicoli intorno a quei due bagni chimici, troppo pochi per far fronte alle esigenze di circa mille giovani. La piazza, alle 18, è ancora un campo di battaglia. Ci vorrà più di un’ora per ripulire il tutto, per cancellare quella che rimane la pagina più brutta della Sfilata dei Turchi. Una vergogna alla quale dovremo continuare ad assistere? «Ogni forma di esagerazione va condannata dice il sindaco di Potenza Vito Santarsiero. Non si può giustificare nessuno. Per l’anno prossimo vedremo, valuteremo tenendo conto anche di quanto è successo».
Melandroweb
3 giugno 2010 alle 12:59
A volte si perde il senso delle cose.