Sette milioni di euro in meno. È questa la cifra che in un solo anno è venuta meno nelle casse dell’Apofil, l’agenzia provinciale per la formazione e l’orientamento. Sette milioni di euro che hanno fatto si che l’ente sia passato, dal 2009 al 2010, da un introito di 17 milioni di euro l’anno a soli 10 milioni di euro l’anno. Il taglio reso noto al Cda dell’ente un anno fa, nel gennaio 2009, in base ad un’intesa interistituzionale Regione Provincia avrebbe dovuto comportare una riduzione delle spese. Così non è stato. Anzi, scavando tra le carte della struttura come voluto all’indomani del suo insediamento dal presidente della Provincia, Piero Lacorazza che ha avviato una politica di riduzione dei costi quelli che sono venuti fuori sono veri e propri «sprechi». Un consumo di risorse pubbliche che nel tempo ha toccato diversi comparti: non solo legati al personale (con un numero sempre crescente di precari) ma anche alle sedi, al consiglio di amministrazione, e alle bollette telefoniche. Per fare degli esempi. Un esempio su tutti riguarda proprio i costi delle 14 sedi dell’Apofil realizzate sull’intero territorio regionale. Quattordici sedi (di cui solo due di proprietà) per un totale di diecimila metri quadrati che ogni anno costavano all’ente 600mila euro. Somma che, però, veniva assorbita per la gran parte da quattro sedi: quella di Potenza, di Melfi, di Lauria e di Rionero. Se, per il fitto che viene pagato per l’immobile del capoluogo i soldi finiscono al pubblico (essendo l’immobile di proprietà della Provincia stessa) le altre strutture appartengono a privati e i fitti che vengono pagati annualmente sono decisamente interessanti. A Melfi, ad esempio, ogni anno si pagano 58mila euro, mentre a Lauria 47mila ed a Rionero 36mila euro l’anno. Soldi a cui si aggiungono i fondi spesi per le bollette telefoniche. Intitolate alla struttura, infatti, vi erano 25 utenze telefoniche per cellulari. Un numero decisamente eccessivo per l’ente, un numero che pur comportando un tetto massimo di spesa per ogni utenza, significava costi elevati , soprattutto a fronte della contrazione delle risorse. Negli ultimi 15 giorni le sim sono passate da 25 a 19 ma forse non è sufficiente. «Dovremmo arrivare a 14» precisa il neo direttore dell’Apofil, Giuseppe Romaniello. «La nostra azione è finalizzata al ridisegno del modello di servizio provando a trovare la mediazione tra la prossimità dei servizi al territorio sostiene Romaniello e la razionalizzazione dei costi. Questo passa da due scelte: un chek up organizzativo e una lettura dei bisogni formativi sulle risorse». Ma il cammino verso i tagli appare ancora lungo.
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