POTENZA – un consolidamento nel 1997 ma nessuno ha visto niente

notizie POTENZA, ultimissime — By tonio.claps on marzo 20, 2010 at 08:28

Diciassette anni senza entrare in quel sottotetto. Un vano inaccessibile dal piano inferiore. Ma se alcuni ex appartenenti al Centro Newman davanti alla chiesa ricordano la presenza di botole per passare dal terzo piano a quel  solaio, oggi di quegli accessi non c’è traccia, mentre gli archivi della sovrintendenza ai beni architettonici conservano notizie di interventi di consolidamento fatti (almeno stando alle carte) su quell’edificio di culto in epoca successiva a quella della scomparsa di Elisa Claps e che avrebbero interessato anche il sottotetto. C’è qualcosa che, almeno ad una prima apparenza, non quadra nella vicenda. Perchè quando la sedicenne potentina scompare, la chiesa della Trinità aveva ancora le ferite dei due terremoti che si succedettero a novembre ‘80 e a maggio del ‘90. Così nel 1996, stando agli archivi della sovrintendenza, venne effettuato un intervento di consolidamento della chiesa e, un anno più tardi, il 1997 sarebbe stata fatta una variante di consolidamento proprio del sottotetto. Ma una variante di consolidamento, a naso, presupporrebbe una fase di verifica dello stato dei luoghi (ma è possibile che nel 1997 qualcuno abbia visitato le travi del sottotetto senza accorgersi di quel corpo?) e poi i lavori per rinforzare le strutture che devono essere consolidate. E ancora una volta gli operai avrebbero potuto (dovuto) vedere quel corpo proprio come  successo mercoledì scorso. Ma non è stato così. Allora quella «variante» potrebbe essere stata qualcosa di diverso. Se si fosse temuto per la staticità del sotto tetto si sarebbe potuto optare per la trasformazione di quel posto da «locale di sgombero», un deposito, come abitualmente sono le soffitte, in vano tecnico vale a dire uno spazio vuoto e inutilizzato. E allora avrebbe avuto una logica la chiusura delle botole di accesso dall’ultimo piano al sottotetto che avrebbe precluso l’accesso a quella che era diventata la toma di Elisa.  Una tomba vicino alla quale gli operai sarebbero tornati ancora. Nel 2003 cè il rischio che cadano i cornicioni, si interviene dall’esterno per consolidarli, per evitare che cadano sui passanti (un’area vicina al tempio viene anche transennata) ma anche in qual caso, evidentemente, nessuno pensa di andare a dare un occhia   ta al tetto e alle condizioni del sottotetto. Fatti che ora, tornano di attualità. Come torna attuale la questione di quelle «botole». Perchè se il racconto di quegli ex giovani del Newman dovesse essere vero, se quelle botole dovessero realmente esserci state (come in altre chiese cittadine e nelle normali case, dove dall’ultimo piano si accede al sottotetto e da qui al tetto), se fossero state chiuse in epoca successiva alla scomparsa di Elisa, sebbene il corpo fosse esattamente dall’altro lato dell’ampio sottotetto, qualche cattivo odore della decomposizione si sarebbe potuto avvertire anche ai piani inferiori. Ma, al momento, si tratta solamente di «se». Altri «se». Anche questi da chiarire definitivamente.

Giornalelucano

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