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Un momento di grande gioia ha spiegato il parroco don Cesare Covino nell’annunciare l‘a riapertura al culto dell’inaugurazione che non vogliamo tenere solo per noi, perché in questo luogo ha pulsato il cuore di tutta la città da tante generazioni essa non appartiene solo a noi che la abbiamo in custodia ma a tutti i cristiani della città, anche a quelli ai quali sembra non interessare nulla. E la città ha risposto in massa con la chiesa gremita e persone che, pur di partecipare in qualche modo a quell’appuntamento, erano assiepate sul marciapiedi antistante. Per la città il recupero completo di «San Rocco» è anche un modo per chiudere i conti col terremoto del 1980. La chiesa fu danneggiata, nei tre anni seguenti vennero spesi 250 milioni per riaprirla, ma, complici anche le nuove ferite del sisma del ‘90 la situazione di staticità non lasciava tranquilli. Così nel 2004 è partito l’intervento più radicale per consolidare quella chiesetta nata nel 1400 come avamposto della città da cui restava distante. Poi l’ampliamento nel 1700, sempre come chiesa di campagna e man mano l’avvicinarsi della città che oggi la circonda letteralmente con il proprio caos automobilistico.
Nel tempo la chiesa si è arricchita di tesori un lare romano di epoca imperiale (III sec.), il Crocifisso ligneo (XV sec.), una campana appartenente alla Grancia della Certosa di Padula in Potenza (XVI sec.), un organo a canne firmato di scuola napoletana (1838), la statua lignea di San Rocco, la statua lignea del Sacro Cuore, la statua lignea di San Vito firmata da Michele Busciolano (1858), autore anche del bassorilievo sul portale. Il tutto completato da un pezzo unico l’altare sul quale ha celebrato la Santa Messa durante il suo ultimo viaggio (Loreto 2004) il servo di Dio Giovanni Paolo II.
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