Fino a qualche tempo fa era la città dei cantieri. Oggi è sempre la città dei cantieri. Ma senza operai. Tutto fermo, a cominciare dai lavori sul nodo complesso di Gallitello, alle prese con questioni legate alla variante e alla spesa aggiuntiva richiesta dalla ditta appaltatrice. A più riprese l’amministrazione annuncia che il riavvio è imminente, ma ormai sono tre mesi di assoluto silenzio, rotto soltanto dall’ira degli automobilisti, costretti ad incolonnarsi in un vero e proprio imbuto e a fare i conti con il passaggio a livello che va su e giù a ritmo incessante. A proposito, non si potrebbe chiedere a Rfi (Rete Ferroviaria Italiana la società del gruppo Trenitalia che gestisce le strutture) di limitare i tempi di chiusura delle sbarre? Ma questa è un’altra storia. Torniamo ai cantieri «appassiti». Opera congelata e non solo a causa del freddo di questi giorni anche a rione Cocuzzo, la famigerata «nave». Si continua per restare in tema a navigare a vista, con i residenti che dopo i travasi di bile per un «bubbone» che nessuno voleva, sembrano ormai rassegnati. Anche all’immobilismo. Anche alle indiscrezioni che parlano di mancanza di fondi per terminare l’opera, destinata così ad aumentare il già lungo elenco di incompiute. Chi, invece, non si rassegna è il cittadino che abita a Macchia Romana: è vero, a ridosso dell’ospedale San Carlo gli operai lavorano (e sono gli unici nei cantieri della città), ma i tempi di consegna del nuovo sistema viario si allungano sempre di più. L’ultimo della lunga serie di annunci parlava di fine aprile, inizio maggio come data di ultimazione. Staremo a vedere. Nel frattempo, con l’accesso al quartiere spostato a nord, i problemi di mobilità si sono ingigantiti e ogni giorno si verificano seri problemi di deflusso del traffico soprattutto nelle ore di punta. Per ora, a Macchia Romana, si consolino pensando a ciò che accade a Gallitello. Dove gli annunci non sono di conclusione, ma di riavvio. Con lo stesso risultato di spostare nel tempo l’obiettivo.
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