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È la succursale di piazza Mario Pagano. Ce l’abbiamo anche noi a Malvaccaro il nostro “ice park”, commentano con ironia un gruppo di cittadini in piazza davanti a quelle due fontane. Erano il vanto della città, quando furono inaugurate, tre anni fa, a gennaio del 2007. La piazza veniva restituita al quartiere dopo otto mesi di lavori di riqualificazione. Un’opera costata 450 mila euro realizzata con l’intento di trasformare uno spazio poco frequentato in luogo di aggregazione, dove ai pedoni si dava la possibilità di transitare o sostare senza subire il traffico automobilistico. Un’area parcheggio trasformata in una piazza che avrebbe fatto da collante con il resto delle strutture già esistenti nel quartiere centro sociale, chiesa parrocchiale, verde pubblico e scuole. E la novità era proprio quel sistema di fontane collegateda un piccolo canale, al centro, unlungo asse attrezzato con panchine e camminamenti.
Da sei mesi spiega il presidente del Comitato di quartiere, Antonio Trivigno le pompe non funzionano, e l’acqua raccolta nelle vasche e lungo il camminamento, oggi è gelata e piena di rifiuti. Mentre quest’estate era un pantano di acqua putrida. C’è stato anche un intervento da parte dell’Uf ficio igiene pubblica. Vane le segnalazioni al Comune. Il problema è quello della manutenzione. Se l’acqua ristagna, il verde non è da meno. Un cartello indica che a occuparsi delle aiuole è l’Istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente, la cui sede è in uno dei plessi scolastici in fondo alla piazza. Certo non è la stagione adatta, ma è evidente che la cura di quelle aree verdi lascia molto a desiderare. Si avverte un senso di abbandono e degrado, dall’asfalto che ormai va cedendo ai lati della piazza alla pulizia. Strada, marciapiedi e quell’isola pedonale sono sporche, come l’acqua delle fontane. L’igiene urbana in questo rione lascia sconcertati. Le panchine di legno sono abbandonate a se stesse. Si stenta davvero a credere che sia la stessa piazza fotografata tre anni fa.Malvaccaro è il rione del dopo-terremoto, nato per accogliere quanti avevano perso una casa, oggi insieme a Macchia Giocoli, conta oltre 2.000 abitanti, ma in molti angoli conserva le sue sacche di povertà e di abbandono. Vengono alla mente angoli dei quartieri più poveri di Napoli, tra tende e panni stesi, capanne di legno, recinti improvvisati con i materiali più vari e un campo di calcio di asfalto. Dietro la piazza, c’è l’altro volto di Malvaccaro. La chiamano la striscia di Gaza dice il vice presidente del Comitato di quartiere, Michele Di Bello è quella fascia di terreno che non è di nessuno.Ci sono lavori incorso da sempre. Ivecchi inquilini dei piani terra avevano recintato alcuni pezzi di terreno per farne l’orticello. Poi sono andati via e non c’è nessuno che se ne prende cura. Si vedono anche due grandi gabbie di uccelli vicino a un albero. E tanti rifiuti con il solito rimpallo di responsabilità. È suolo privato, spetta ai condomini. È pubblico, ma l’Acta non passa. Un campo di calcio senza recinzione, rimangono solo i pali di ferro arrugginiti, mentre a monte un campo da bocce, con palizzate di sostegno del terreno in legno. E lo spogliatoio è abbandonato non c’è acqua calda, energia elettrica, ma la struttura è inutilizzata. È ancora in buone condizioni. Forse per poco ancora, purtroppo.
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