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Nicolina Taddonio, 61 anni, conosciuta anche come la “santona di Matera”, è stata trovata morta ieri nel suo letto dalla badante. Ne abbiamo dato notizia non confermando l’ipotesi del decesso, ipotizzando solamente il suicidio. Ma questa tesi è quella emersa a conclusione, anche se non è ancora ufficiale, dell’autopsia, eseguita ieri sul cadavere di Taddonio, che nella prima metà degli anni ’90 fondò a Matera una comunità religiosa mai riconosciuta dalla Chiesa cattolica. L’autopsia, durata alcune ore, è stata eseguita da Antonio De Donno, su disposizione del pubblico ministero, Annunziata Cazzetta. Sul cadavere di Taddonio non sono stati trovati segni di violenza. L’ipotesi che la donna si fosse suicidata era già emersa durante il sopralluogo dei Carabinieri e dopo l’interrogatorio della badante, del convivente di Taddonio e dei medici che l’hanno soccorsa, proprio su richiesta della collaboratrice domestica. La donna, che aveva ingerito un fazzoletto di carta, soffriva da tempo di crisi depressive e pare avesse già tentato il suicidio. Dopo la fondazione della comunità religiosa, Nicolina Taddonio era stata accusata di aver approfittato della credulità delle persone che aveva raccolto intorno a sè nel 2007, però, era stata assolta da ogni accusa dal Tribunale ma secondo quanto si è appreso la vicenda l’aveva segnata profondamente.
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