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Il traguardo è stato tagliato a tarda notte. La maratona in consiglio regionale, tra i mugugni degli ambientalisti che girovagavano nel palazzo, si è conclusa con l’approvazione a maggioranza del piano di indirizzo energetico ambientale regionale (Piear) favorevoli 20 consiglieri del centrosinistra, contrari Michele Napoli, Pasquale Di Lorenzo , Nicola Pagliuca (firmatario di un emendamento, approvato all’unanimità, riguardante la disciplina per l’insediamento di impianti di produzione di energia elettrica mediante pannelli fotovoltaici), Sergio Lapenna, Franco Mattia (Pdl), Vincenzo Ruggiero (Udc) ed Emilia Simonetti (Prc). Il piano, in primis, stabilisce che in Basilicata non si possono costruire impianti nucleari nè depositi di scorie radioattive. Si tratta evidenzia l’assessore all’Ambiente, Vincenzo Santochirico di una risposta chiara, netta, al tentativo del governo di espropriare i territori della loro capacità di decidere in una materia decisiva per lo sviluppo e per il futuro. Con il Piear sottolinea il governatore Vito De Filippo la Regione si è dotata di uno strumento operativo, che permetterà crescita, attrazione di investimenti e incremento dell’occupazione nel rigoroso rispetto dell’ambiente. Questo piano ha sottolineato Roberto Falotico(Dec) che ha votato a favore è la prima pagina di un nuovo capitolo esaltante disciplinare e programmare con oculatezza la materia delle energie rinnovabili per aprire prospettive concrete. Soddisfatto anche il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza (Pd), il quale ha evidenziato come il piano stabilisca che «alle Province possa essere delegato per i territori di rispettiva competenza il coordinamento di fasi del negoziato per la realizzazione dei grandi impianti». Rosa Mastrosimone (Idv) ha accolto con soddisfazione l’approvazione di un suo emendamento, firmato anche da Simonetti, che riguarda le distanze minime degli aereogeneratori degli impianti eolici. Ha votato contro il Piear Emilia Simonetti (Prc) perché le previsioni energetiche in esso contenute sono sovradimensionate rispetto all’effettivo fabbisogno energetico regionale ed insostenibili dal punto di vista ambientale.
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