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Saracinesca abbassata in via Marconi. In nove anni, da quando è attivo il servizio, non era mai successo, se non in estate, per la pulizia straordinaria dei locali. La cucina funzionò anche il giorno della scomparsa del suo fondatore, don Giovanni Mele. Ieri mattina la mensa dei poveri al rione Piccianello è rimasta chiusa. Era una giornata fredda, ma per alcuni degli ospiti che a mezzogiorno siedono nella sala, in attesa di un pasto caldo, lo sarà stata ancora di più.
Dopo il «blitz» degli inviati di Striscia la notizia e l’ispezione dei carabinieri del Nas, il Nucleo anti sofisticazione, era stato detto loro che ieri la mensa non avrebbe riaperto. Invece l’atto di generosità di un volontario ha consentito la distribuzione di una colazione a sacco. In un locale attiguo, una ventina di bisognosi hanno ricevuto una sporta contenente panini al prosciutto o al formaggio, perché non tutti gli extracomunitari di fede musulmana mangiano carne di maiale, un pezzo di focaccia, un succo di frutta, un mandarino e una bottiglietta di acqua minerale.
Hanno voluto sparare sulla Croce Rossa, è lo sfogo di Antonio Antezza, volontario che collabora al servizio gestito dalla parrocchia Maria SS. Annunziata, riferendosi alla «caccia allo scoop» che ha puntato le telecamere di Striscia sulla cucina e sul deposito della mensa e provocato i controlli dei carabinieri del Nas e dei tecnici dell’Azienda sanitaria materana. L’ispezione avrebbe riscontrato la mancanza di alcuni requisiti igienico sanitari degli ambienti e della prescritta comunicazione alla Asl di inizio dell’attività. La mensa non è stata sequestrata, ma è stata chiusa, in attesa che vengano rispettate alcune prescrizioni, come l’installazione di un aeratore e di una porta divisoria tra la sala da pranzo e la cucina. È scattato invece il sequestro amministrativo di circa 6 quintali di derrate, fra cui una sessantina di lattine e una damigiana di olio genuino, per la violazione delle norme sulla tracciabilità dei prodotti, e 3 quintali di carne fresca che era stata irregolarmente congelata. Lo sforzo di una parrocchia, la passione di tanti volontari, la generosità di molte famiglie, singoli cittadini e titolari di imprese commerciali hanno sbattuto di colpo contro la severità delle leggi sulla ristorazione e soprattutto contro la spettacolarizzazione di alcuni episodi imposta dalle leggi dell’audience. A nessuno è vietato acquistare carne fresca in confezione, quindi con una scadenza, congelarla e servirla a decine di invitati in casa propria. Questo è quanto accaduto nella sala della parrocchia di Piccianello. Ma in una mensa, anche se non a pagamento, non è consentito. Così si deve accettare il paradosso che si opini sulla regolarità della conservazione o sulla tracciabilità di alimenti come l’olio o il vino genuini, donati da famiglie che ne conoscono la qualità, dovendosi preferire prodotti di marca senz’altro più scadenti. E altro enorme paradosso da accettare è considerare pericolosi alimenti conservati come si farebbe in casa propria e destinati a persone che pur di resistere alla fame hanno anche rovistato tra gli scarti di un mercato della frutta. Vuole comunque essere fiducioso don Pierdomenico De Candia, parroco di Piccianello da quattro anni, che continuando l’opera di don Giovanni Mele si dice convinto che «nel giro di pochi giorni, espletato quanto necessario per una piena messa a norma dei locali, sarà possibile riprendere l’attività che la mensa svolge gratuitamente a servizio dei più bisognosi».
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