Allarme bullismo a Potenza. Nelle scuole della città ci sarebbe una realtà ignota quanto preoccupante fatta di soprusi, minacce violenza e armi. Una situazione impensabile, quella che emerge da un fascicolo della procura minorile del capoluogo che ha avviato una serie di accertamenti, delegando la Squadra Mobile alle indagini, in particolare nell’ambito delle scuole superiori del capoluogo. Al punto che, sebbene lo scenario sia indubbiamente quello della scuola e gli indagati siano tutti minorenni, appare quasi riduttivo ridurre il fenomeno sotto il nome di bullismo. Tra i ragazzi, infatti, ci sarebbe qualcuno pronto ad andare in classe armato per creare un regime di terrore finalizzato ad assoggettare non solamente i compagni di classe, gli altri studenti o comunque ragazzi, ma con minacce dirette anche ad altro personale della scuola, include i docenti. A destare particolare allarme il fatto che nel giro sarebbero finite anche armi da fuoco clandestine. Si tratterebbe di armi replica ma modificate per poter sparare, anche se l’effettiva efficienza delle stesse armi è ancora al centro di accertamenti. dubbi, quindi, se le armi potessero veramente uccidere o meno, ma nessuna incertezza sul potere intimidatorio che le stesse conferivano a chi le impugnava. E le minacce fatte sarebbero state tutt’altro che velate. In qualche caso si sarebbe arrivati anche alla minaccia di uccidere, sebbene la vittima predesignata sareb be stato il cane di un docente non incline ad assecondare i voleri dei componenti di quella che può essere definita una «baby gang». Un episodio emerso nel corso delle indagini ma, sospettano gli investigatori, non l’unico che si sarebbe verificato all’interno di quell’Istituto Tecnico del capoluogo. In particolare ci sarebbe stato un vero clima di terrore tra gli stessi ragazzi. C’era un gruppo che imponeva le regole e altri costretti a subirle a rischio di violenze fisiche e psicologiche. E anche i docenti non sarebbero riusciti per, disattenzione, impossibilità o timore a riprendere la situazione in mano e ricondurla alla normalità fino a quando il caso non è arrivato all’attenzione della Polizia e della Giustizia minorile. Un caso non isolato, ma un ennesimo campanello d’allarme per la scuola lucana che deve oramai prendere atto che i problemi non sono più soltanto quelli di una lezione più o meno studiata. Innanzitutto c’è il problema droga con grandi quantità di stupefacente spacciate davanti agli istituti scolastici e le unità cinofile costrette a una vigilanza serrata per evitare che il fenomeno cresca indisturbato e possa arrivare anche nelle classi. E poi c’è una violenza che purtroppo sembra essere sempre più dilagante. Come quell’e pisodio avvenuto in una scuola di Melfi poco più di un anno fa, quando un ragazzo, al termine di una lite con un coetaneo di un’altra sezione, estrasse un coltello dalla tasca e si scagliò contro il suo rivale, ferendolo alla gamba. Forse quel giovane la lama la portava con se solo per intimidire e non avrebbe mai pensato di usarla per colpire un altro ragazzo, ma un momento d’ira, un sopruso non riuscito, una ferita nell’orgoglio di un aspirante capetto lo ha portato a impugnare l’arma. Nella scuola potentina le pistole, fortunatamente, non sono mai state utilizzate. Ma la loro stessa presenza e l’ipotesi di un canale di approvvigionamento delle mumizioni bastano a far capire che la situazione non può essere sottovalutata e non è possibile perdere tempo.
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