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Ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente l’accaduto. Di esporsi alle telecamere, alle critiche, alle accuse di protagonismo, al voltafaccia di amiche che poi tanto amiche non lo erano, evidentemente. Flavia Salbini, 26 anni, di Potenza, è tra le vittime del professore universitario di Matera, Emanuele Giordano, condannato a 2 anni e 6 mesi con l’accusa di concussione, violenza sessuale e falsificazione di atti e registi. Nel 2007 sarebbe stata molestata dal docente che, secondo l’accusa, prometteva buoni voti in cambio di attenzioni particolari rivolte alle sue allieve. Ieri Flavia che si è costituita parte civile è apparsa nella trasmissione di Raiuno La vita in diretta, durante la quale ha ricordato la vicenda lucana che ha forti analogie con il caso di Elio Rossitto, il professore dell’Università di Catania finito ai domiciliari dopo la denuncia di quattro studentesse che lo accusano di aver offerto aiuti negli esami in cambio di favori sessuali. I fatti risalgono a luglio del 2007. Flavia e una sua amica entrano nell’ufficio del professore su invito dello stesso Giordano che intende comunicare loro i risultati di un esame. L’esito non è positivo e il docente offre la sua disponiblità ad aiutarle mostrando le prove scritte dell’esame. Nello stesso tempo allunga le mani su entrambe. L’ha denunciato subito? No, a ottobre. Perché ha aspettato tre mesi? Ne avevo parlato immediatamente con mio padre, ex poliziotto, il quale mi consigliò di ponderare bene il da farsi e di scegliere in totale autonomia cosa fare. La scintilla che l’ha convinta ad agire? Tornai dal professore accompagnata da amici e lui esclamò “Salbini, ti sei fatta accompagnare dalla scorta”. Si ricordava di me e la cosa mi scioccò. Si dice che gli inquirenti abbiano raccolto, attraverso telecamere nascoste, qualcosa come 140 dvd di incontri e attenzioni morbose del docente. Per ché solo lei ha deciso di esporsi? Hanno paura del giudizio della gente. C’è una mentalità omertosa le cui conseguenze le pago anche sulla mia pelle. In che senso? «Sono stata offesa pesantemente dalla madre di una mia amica solo perché l’ho chiamata in causa per testimoniare sul mio caso. C’è chi, guardandola più volte in tivù, l’accusa di cercare pubblicità. Ha velleità artistiche? Macché, non ci penso proprio. Continua a frequentare l’università a Matera? Sì, ma non riesco ad andarci se non sono accompagnata da qualcuno. Il ricordo di quanto è accaduto mi ha lasciato un senso di inquietudine.
antonio
27 ottobre 2010 il 10:57
Credo che la condanna del professore sia più che giusta, ma la domanda che mi pongo, come faceva il professore a scegliere le proprie vittime? di sicuro voci di corridoio suggerivano alle studentesse di porsi in atteggiamenti provocatori nei confronti del professore (giusto per superare l’esame o prendere qualche voto in più) il quale debole come non mai non ha saputo resistere alla tentazione, il tutto sfruttando la sua posizione. Credo non ci sia niente da meravigliarsi, forse la cosa che lascia perplessi e come una ragazza possa vendere il proprio corpo per un esame. In conclusione aggiungerei che forse sia meglio studiare qualche mese in più che atteggiarsi in modo provocatorio per raggiungere il proprio obbiettivo. A voi studentesse dico “Comportatevi da studentesse e non mostrate la vostra vera natura di donne facili…..”