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(12-11-2009) - CRONACHE, POTENZA città -

POTENZA – CIA un’azienda su tre è a rischio l’assedio continua

I bilanci aziendali sono sempre più in rosso perché i costi produttivi crescono in modo preoccupante.In altri settori, chi chiede

La spremuta, di arance belle e fresche, nei bar del centro di Potenza ieri mattina costava anche tre euro. Sempre ieri, in via Anzio, i coltivatori iscritti alla Cia raccontavano che con i prezzi che corrono, le arance le dobbiamo lasciare sulla pianta. Ci pagano sui due euro al quintale. Se poi facciamo i conti con le spese di tutto l’anno, siamo alla disperazione. Il fatto è che con i troppi passaggi e i troppi intermediari fra campo e tavola si arriva ad aumenti pari anche al 900 per cento. E se le arance non vale nemmeno la pena raccoglierle, per il grano duro, quello che viene usato per la pasta, va ancora peggio.Quest’anno  spiega un agricoltore  viene pagato dai 14 ai 18 euro al quintale. Vent’anni fa veniva pagato l’equivalente di 25 euro.La crisi, però, non investe solo grano e uva.Un’impresa su tre è a rischio. I bilanci aziendali sono sempre più in rosso perché i costi produttivi crescono in modo preoccupante.In altri settori, chi chiede fondi e incentivi li ottiene. Per l’agricoltura ci sono soltanto annunci.
E’ per questo che una delegazione di dirigenti della Cia e alcune centinaia di cerealicoltori hanno organizzato, per il secondo giorno consecutivo, davanti alla sede della Regione Basilicata, una manifestazione per protestare contro il crollo dei prezzi, l’impennata dei costi e l’invasione di prodotti esteri sul mercato nazionale.
I manifestanti, è scritto in una nota della Cia, hanno seminato grano lungo viale Verrastro, con lo slogan “invitiamo la politica a seminare qualcosa di buono”.Quella di ieri è la seconda manifestazione organizzata dalla Cia: l’altro giorno, infatti, gli imprenditori agricoli e gli allevatori hanno presidiato la sede della Regione.
Il presidente lucano della Confederazione, Donato Distefano, ha espresso un giudizio positivo sui livelli di mobilitazione e sui primi impegni assunti nell’incontro con il presidente del Consiglio regionale e i capigruppo consiliari.
La Cia in proposito rivendica l’adozione del Piano Cerealicolo Regionale in sinergia con il Piano nazionale e chiede una nuova disciplina regionale che favorisca l’aggregazione delle produzioni, un programma di insediamento agro industriale, un progetto per il potenziamento della ricerca e dell’innovazione e di sostegno all’introduzione di varietà, la definizione del marchio a tutela del pane e della pasta made in Lucania.
Gli ettari seminati quest’anno  si legge nella nota diffusa ieri  sono diminuiti di circa il 30 per cento rispetto al 2008 e c’è il rischio fondato di un ulteriore calo. A questa già drammatica situazione  conclude la Cia di Basilicata  va ad aggiungersi la decisione Ue di correggere al ribasso i dazi all’import di grano duro, azzerando, addirittura, quelli per le produzioni di alta qualità, proveniente da Paesi terzi.

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