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Cancro allo stomaco, ai polmoni, al colon retto. E poi alla prostata per gli uomini e a mammella e utero per le donne. Ci si era illusi che la Basilicata potesse essere un’isola felice. Se non per altro, almeno per l’incidenza dei tumori. Ma, da qualche anno, anche sul territorio lucano i monitoraggi danno queste malattie in aumento. Più o meno come nel
resto d’Italia. In Basilicata, come in Italia, di cancro si muore meno che in passato. Ma a Sud i decessi sono più alti della media con una Basilicata che, su questo, è felice eccezione nel panorama meridionale merito, forse, dell’attività di prevenzione attuata sul territorio.
Ma è uno scenario articolato decremento significativo, rispetto alla media nazionale, della mortalità per il tumore alla mammella. Probabile esito degli screening gratuiti di massa organizzati, negli ultimi anni, dalla Regione seno, utero, ad esempio. Cresce invece fino a dieci punti in più l’incidenza del tumore allo stomaco. Un dato, spiega il dottor Luigi Manzione, direttore di Oncologia medica dell’ospedale S.Carlo, registrato soprattutto in alcune particolari aree Val Sarmento, Medio Basento, Alto Sauro, Medio Agri, Collina Materana, per esempio.
Una riflessione che ha accompagnato, ieri mattina, un’iniziativa promossa dall’Amo Associazione malati oncologici, presieduta da Trofimena Laurino, che ha visto la presenza dei vertici della sanità lucana direttori generali delle Aziende sanitarie, del Crob di Rionero, presidente della Regione, Vito De Filippo, e assessore regionale alla salute, Antonio Potenza. Si è parlato di prevenzione del cancro attraverso corretti comportamenti alimentari.
In platea c’era una folta rappresentanza di studenti del liceo scientifico Galilei, dell’Itc Nitti, dell’Istituto alberghiero. Con il contributo del professor Eugenio Parente, docente di microbiologia degli alimenti all’Università di Basilicata. La prevenzione è stato detto va sostenuto a cominciare da famiglia e scuola. Si è fatto il punto sulle abitudini alimentari che, spesso, non aiutano poca dieta mediterranea, scarso consumo di frutta e verdura, uso eccessivo di alcol, grassi e zuccheri. E poi non fa bene una dieta basata sulle carni rosse per gli esperti, meglio mangiarle una volta al mese, insaccate, salate, affumicate, conservate.
Una nuova attenzione alimentare dovrebbe essere inoltre accompagnata da stili di vita più salubri elementi di rischio e non solo per i tumori è considerata l’obesità e lo scarso movimento. Ma anche comportamenti sessuali che non prevedono un’ade guata protezione l’uso del profilattico, ha detto Manzione, può mettere al riparo dal rischio del papilloma virus. Per non dire del fumo.
L’organizzazione della sanità lucana in forma di rete, è stato detto, sta portando. Ma ha sottolineato Trofimena Laurino bisogna che i tempi della burocrazia e della politica siano capaci di rispettare quelli dei malati e dei loro cari. Accanto a una struttura sanitaria riorganizzata come servizio e ripensata per eliminare ridondanze e sprechi, sta crescendo in Basilicata anche un’altra rete quella del volontariato. Persione che, in luoghi come gli Hospice, ad esempio, sanno stare accanto a chi sta male. Con la vicinanza e l’ascolto. Conta certamente la speranza di vivere più giorni. Ma è importante anche la qualità di vita di quei giorni. Tante associazioni di volontari stanno affermando una nuova attenzione e una nuova cultura su questi temi. Associazioni come l’Amo, l’Airc, l’Ail, e altre ancora, sono testimonianza di una Basilicata sensibile e aperta. Come emerge anche dal dato reso pubblico dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro che, fra il 5 e il 7 novembre, a Potenza e a Matera, promuove iniziative di informazione e raccolta fondi in favore della ricerca La Basilicata, rispetto alle donazioni per la ricerca, promosse dall’Airc, fra il gennaio e il luglio scorsi, risulta essere in prima fila in Italia. A fronte di una media nazionale di 18,3 euro per ogni milione di Pil, i lucani hanno donato 21,6 euro. Meglio di lei, fa solo la Toscana 22,6 euro.
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