In Basilicata, terra dei colletti bianchi dove il pubblico resta il primo datore di lavoro si è tradotta soprattutto in precariato. Anche nei vari livelli delle amministrazioni locali. Gli uffici sono invasi da lavoratori a tempo la percentuale di atipici nel settore ha raggiunto il 4,2% che corrisponde a circa 8 mila unità. Un pianeta che Eurispes ha messo a fuoco attraverso un’indagine su un campione di 250 unità il 59,2 per cento è risultato composto da persone con più di 40 anni, il 31 per cento di lavoratori tra i 31 e i 40. Dunque una fascia significativa di uomini e donne che si trova in un periodo della vita in cui rispettivamente si attua la cosiddetta riproduzione sociale del lavoro e si mettono al mondo figli. I laureati sono un quarto circa del campione il 26,4 per cento. Altro dato significativo il tipo di contratto di lavoro più usato è il co.co.co o contratto a progetto 56,4 per cento al secondo posto gli Lsu lavoratori socialmente utili che corrispondono al 20,4 per cento. Ben il 46 per cento degli intervistati lavora da sempre con contratti atipici comprendendo nella definizione la collaborazione occasionale, a progetto, l’autonomo con partita Iva, a tempo determinato o stagionale, l’interinale, le borse di studio.
Tra gli 800 e i 1.000 euro netti al mese lo stipendio percepito dal 24 %, tra 1.000 e 1.400 per il 26 %, tra i 400 e i 600 per il 40 % con una fascia di privilegiati del 10 % che percepiscono più di 3.000 euro al mese. Non tanti apprezzano certi aspetti propri del lavoro atipico, come l’avere più tempo per sè, per la famiglia qui il campione è spaccato a metà, o per studiare. Mentre il 63 per cento è insoddisfatto della mancanza di adeguate tutele sociali come il diritto alla pensione o al trattamento di maternità. E, ovviamente, dell’incertezza del posto di lavoro 83 per cento. La precarizzazione dei lavoratori pubblici spiega Angelo Summa, segretario regionale della Fp Cgil è stata frutto delle politiche neoliberiste degli ultimi 10 anni attuate anche dai governi di centrosinistra, con esiti ancora peggiori durante il precedente governo che bloccò le assunzioni. L’espansione del fenomeno secondo il sindacato è stata forse una forma distorta di welfare, o di assistenza male interpretata. Insomma un ennesimo strumento per creare clientele. In realtà spiega il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero se l’88 per cento di questi lavoratori atipici sono collocati negli enti locali è perchè sugli enti locali più hanno impattato i tagli di risorse e le misure soprattutto del precedente governo.
Come liberare gli enti locali dal precariato? Il memorandum di intesa siglato da sindacati e governo, si propone di cancellarlo nell’arco della legislatura. Si tratta dice Antonio Pepe, segretario regionale della Cgil di invertire la politica del lavoro in Italia attraverso una legislazione precisa che vada verso la stabilizzazione. Una stabilizzazione che chiediamo avvenga con le regole del concorso pubblico, perchè a nessuno si vuol negare l’accesso alla pubblica amministrazione. Il segretario regionale della Cisl, Nino Falotico, ritiene necessario regolamentare la giungla del lavoro atipico. Nell’auspicare una conferenza pubblica sul tema, il leader lucano della Cisl ritiene che siano tre le priorità per affrontare la questione: primo, stabilire una moratoria sul ricorso al lavoro precario per non allargare ulteriormente la già affollata platea della precarietà secondo, porre fine alla discrezionalità e ambiguità delle long-list terzo, affrontare il tema dell’inquadramento dei precari stabilendo criteri oggettivi e priorità.
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