Da anni chiedeva il trasferimento in un carcere più vicino a casa, a Matera e alcuni giorni fa gli era arrivata la comunicazione che finalmente lo spostavano, ma a Perugia. Così l’assistente capo di polizia penitenziaria di 38 anni si è tolto la vita la notte scorsa sparandosi un colpo al petto nella caserma interna al carcere di Monza. Lo hanno confermato i colleghi della vittima.
Era un grande lavoratore e il suo lavoro gli piaceva ma avrebbe voluto tornare vicino casa hanno raccontato i colleghi Da 18 anni lo spostavano da un carcere all’altro in Lombardia e si sentiva demoralizzato.
Purtroppo era ancora celibe e quindi la precedenza nei trasferimenti, secondo prassi, viene data a chi ha moglie e figli, hanno aggiunto i colleghi. Alcuni giorni fa l’assistente capo aveva finalmente ricevuto la comunicazione del suo trasferimento, ma grande è stata la delusione quando ha scoperto che la destinazione era Perugia e non Matera.
Si è sentito quasi preso in giro, è caduto nella disperazione hanno raccontato i colleghi Continuava a ripetere che per lui cambiava poca stare a Monza o Perugia, perchè in ogni caso era troppo lontano da casa.
FATIMA MORETTI
2 ottobre 2009 alle 07:50
Sono una collega e una cara amica di Antonio. Nel leggere questo articolo e altri che sono stati scritti riguardo alla sua tragica vicenda sono estremamente irritata di quanta inesattezza e superficialità si riscontra in questa notizia che , a chi non conosceva Antonio dà una chiave di lettura del tragico gesto estremamente scorretto! Innanzitutto il trasferimento non gli era arrivato da pochi giorni ma da più tempo..era, sì ,rammaricato che non avesse potuto ottenere il trasferimento a Matera,cosa della quale già era abbastanza consapevole non sarebbe potuto accadere vista la graduatoria nazionale pubblicata quasi 2 anni fà. Era ugualmente entusiasta di andare a Perugia( se non avesse voluto avrebbe potuto revocare) in quanto lì aveva un amico molto importante come punto di riferimento con cui aveva già preso contatti. Inoltre non è affatto vero che lo spostavano nell’ambito della regione in continuazione!
Non credo si sia sentito preso in giro da nessuno…magari riguardo all’aspetto “criteri” ai fini della stesura della graduatoria sulla mobilità aveva, si, espresso delle rimostranze ma , ripeto, era di sicuro entusiasta di andare a vivere a Perugia…e lo possono testimoniare tanti amici e colleghi! Mi viene di fare 2 riflessioni sul giornalismo in generale e su chi , in questi giorni ha riportato questa notizia in particolare: i giornalisti, quando scrivono una informazione sarebbero tenuti ad attenersi strettamente alla cronaca dell’evento se non hanno il tempo e la possibilità di dettagliare la notizia per mancanza di approfondimento. Dovrebbero soppesare le parole e metterle insieme esprimendosi in modo da non lasciare spazi di interpretazioni sulle possibili cause di gesti così disperati, specie quando si parla della vita delle persone! La sensibilità di chi lo amava viene fortemente lesa e non vi è rispetto intellettuale per lui , che è l’unico a conoscere le vere motivazioni che lo hanno spinto a prendere questa tragica decisione! Scivo ciò anche perchè conoscevo Antonio e sò che se avesse letto tante inesattezze si sarebbe di sicuro adirato!
Grazie e spero che i fiumi di paorole che giornalmente escono dalla penna e dai tasti siano più limpidi nelle intenzioni!