La tragedia che ha colpito il parà Antonio Fortunato rappresenta una ferita dolorosa per l’intera comunità lucana.
La Grande Lucania si associa ai tanti messaggi di cordoglio che sono giunti ai familiari del tenente di Tramutola, nella convinzione che il dolore della famiglia di questo nostro valoroso concittadino deve essere sì il dolore di tutti, ma deve essere anche qualcosa di più, cioè l’insegnamento per una intera collettività a tener presente che tanti drammi di persone incolpevoli non avvengono per caso e non sono solo il frutto del destino.
Senza nessuna polemica di alcun tipo, che in questo caso sarebbe veramente inopportuna e fuori luogo, nascono, però, da questa nuova tragedia, dopo quella di Nassiria, interrogativi inquietanti che richiedono risposte diverse dai soliti luoghi comuni ascoltati in tutte le dichiarazioni di circostanza e anche nelle varie trasmissioni televisive.
Bisogna chiedersi, invece, perché e per cosa, dei giovani come quelli rimasti vittime nell’attentato di ieri, devono morire in una terra così lontana, e perché mai il peso dell’onore e della responsabilità dell’intera nazione deve ricadere soltanto sui giovani del sud, che ci rimettono la pelle, per lo stesso motivo per cui sono costretti ad emigrare, cioè per mancanza di opportunità e per incapacità, da parte di chi ne avrebbe tutte le facoltà, a realizzare politiche di crescita e di sviluppo.
A noi fa rabbia, affermano gli esponenti del Movimento, Leonardo Pinto e Nicola Manfredelli, veder saccheggiati l’acqua e il petrolio della nostra regione, ma la rabbia diventa indignazione se, anche per questo motivo, la Lucania deve pagare un tributo di vite umane giovani ed incolpevoli, in azioni militari in Iraq o in Afghanistan, a servizio di un paese che continua a penalizzare e mortificare una regione e un territorio, considerati come una specie di riserva da cui attingere ciò che serve e in cui depositare ciò che non serve o è dannoso.
A questo punto cos’altro la Lucania deve ancora dare per meritarsi rispetto e giustizia? L’auspicio è che la ciliegina sulla torta non sia quella di una centrale nucleare, perché in questo caso, veramente, il sacrificio e il dolore che stiamo provando in questi giorni e che speriamo non sia dimenticato da qui a breve, saranno stati inutili insegnamenti.
Per questo, tutti i lucani, devono far propria la lezione e l’insegnamento della sciagura avvenuta in Afghanistan, portando nel cuore il ricordo di Antonio Fortunato, partito da Tramutola per morire ingiustamente a Kabul ad appena 35 anni.
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