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QUATTRO I SITI PIU’ “GETTONATI” MA TORNA RICORRENTE IL NOME DI SCANZANO JONICO
Saranno quattro le centrali nucleari che garantiranno la prima fase del ritorno del nucleare in Italia. Ma i siti candidati ad ospitare i quattro impianti al momento sono almeno 10. Enel e Ministero dello Sviluppo Economico non fanno trapelare niente, ma sono numerosi i centri di ricerca che hanno elaborato e presentato propri studi di fattibilità per l’individuazione dei possibili siti. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l’European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese, quello che sbarcherà in Italia con la joint venture fra Enel ed Edf, richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d’acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Al momento, le uniche certezze derivano dalle candidature di Veneto e Sicilia, le due regioni che hanno dato la propria disponibilità ad ospitare gli impianti nucleari.
Fra i nomi che puntualmente ritornano, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell’acqua di mare. Secondo Legambiente ed il Cnr, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c’è già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).
CONTI: CON EDF BASE CONCRETA PER RITORNO NUCLEARE
La costituzione di Sviluppo Nucleare Italia, conclude la nota, «segna il primo, decisivo passo avanti nella realizzazione del progetto nucleare italiano» e viene subito dopo l’approvazione della Legge Delega del 9 luglio 2009 che ha creato le condizioni per il ritorno del nucleare in Italia. La creazione della joint venture tra Enel ed Edf «pone le basi concrete per il ritorno del nucleare in Italia». Lo afferma l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, nella nota che annuncia la costituzione della società comune. Secondo Conti si tratta di «una opportunità unica per contribuire al rilancio dell’economia del nostro Paese, creando posti di lavoro specializzati e sviluppando l’occupazione. Grazie alle sue attività internazionali – prosegue Conti – in pochi anni Enel ha ricostruito le sue competenze nucleari e oggi è pronta a prendere la guida del programma nucleare italiano, in collaborazione con un protagonista mondiale del settore come Edf». Per il presidente e direttore generale di Edf, Pierre Gadonneix, la creazione della joint venture «è un decisivo passo in avanti che conferma il successo della cooperazione tra Edf e Enel, che ha avuto inizio nel 2007 con la costruzione del reattore Epr di Flamanville in Normandia. Questa partnership è in linea con la strategia del gruppo Edf finalizzata a rafforzare la propria posizione in Europa e la leadership mondiale nella rinascita dell’energia nucleare».
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