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Basilicata, Molise e Emilia al top, Campania maglia nera. È la classifica della balneabilità delle coste italiane stilata dal rapporto annuale del Ministero della Salute. Il 100% delle coste risultano balneabili nelle tre regioni in testa, seguite dalla Sardegna con il 99,9% (risultato «sporcato» solo dallo 0,3% di costa inquinata nel sassarese) e dalla Toscana con il 99,8% (pesa un piccolo tratto 1,2% – non a norma in provincia di Massa Carrara).
Bene anche le Marche con il 98,2%: completamente verdi le coste di Ancona e Pesaro, mentre un 3,6% di costa nel maceratese risulta off limits. Al 98% c’è invece la Sicilia, che presenta una situazione a macchia di leopardo: ottime le province di Trapani, Catania, Ragusa e Agrigento, ma pesa l’8,6% di costa inquinata in provincia di Caltanissetta. Peggio va al Lazio, con il 92,8% di costa complessiva: come prevedibile, è Roma a abbassare il risultato, con il 13,6% di costa proibita, pari a 12,7 chilometri.
Bene invece Friuli (97,7%) e Abruzzo (95,8%), mentre è deludente il risultato della Calabria, 93,3%, dovuto soprattutto ai 24 chilometri di costa inquinata nel cosentino. Fanalino di coda la Campania: appena l’80,8% delle sue coste sono balneabili (escludendo porti e foci, con i quali la percentuale sarebbe notevolmente minore). Ultima provincia in assoluto quella di Caserta: ben il 66% delle sue coste risultano inquinate, ossia oltre 28 chilometri.
In ogni caso, complessivamente, sui 5.175 chilometri di costa italiana controllata 4.969 sono balneabili: l’Italia ha le spiagge più pulite in Europa dopo la Grecia, e coi suoi 4.917 siti di balneazione rappresenta da sola un terzo delle spiagge dell’intero Continente, seguita a grande distanza dalla Grecia (2.088 siti) e la Spagna (1.899)
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