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Non sono “numerosi”, ma “sono pericolosi”. Il questore di Potenza, Romolo Panico, ha descritto così gli appartenenti al clan Cassotta, operante nel Vulture-Melfese, nel nord della Basilicata. Da una decina di anni si affrontano con omicidi riusciti (undici dal 1991) e progettati (almeno due, secondo la Polizia, quelli sventati negli ultimi mesi) con il clan Delli Gatti.
Oggi, la Polizia, con a capo la dirigente della Squadra mobile del capoluogo lucano, Barbara Strappato, nel corso dell’operazione denominata “Fox”, ha notificato ordinanze di custodia cautelare in carcere per sei uomini, alcuni dei quali già detenuti per altri reati e “protagonisti di una guerra di mafia”.
Ma questa volta, il pm della Direzione distrettuale antimafia, Francesco Basentini, ha chiesto e ottenuto dal gip, Rocco Pavese, di inserire nei capi di accusa il reato di associazione a delinquere per Massimo Aldo Cassotta, di 37 anni, di Melfi, Adriano Cacalano (34) di Melfi, Alessandro Cassotta (22) di Rionero in Vulture, Giovanni Plastino (31) di Rionero, Riccardo Martucci (59) di Venosa, e Alessandro D’Amato (38) di Melfi: quest’ultimo non è più – secondo gli investigatori – affiliato al clan Cassotta.
La “matrice mafiosa” è stata utilizzata nelle estorsioni a commercianti e imprenditori della zona e in alcuni incendi di automobili. “A volte – ha spiegato il Procuratore della Repubblica, Giovanni Colangelo – i soldi erano richiesti e utilizzati come vitalizio per i carcerati”.
La Polizia ha anche scoperto che il clan aveva contatti con due funzionari di pubbliche amministrazioni che avrebbero assegnato finanziamenti a uno dei Cassotta, nonostante gli impedimenti imposti dalle misure di sorveglianza: tuttavia, non è stato richiesto alcun provvedimento.
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