In queste settimane si è tanto parlato degli scontri all’interno del PD, dell’intervista di Bubbico e della risposta di De Filippo, di divisioni, accordi, intese, correnti che si creano nel centrosinistra come anche nel centrodestra, quasi come se da tutto questo dipendessero le sorti dell’intera Basilicata.
Allo stesso tempo, pochi hanno prestato attenzione alla drammaticità dei dati che sono stati diffusi sulla povertà nella nostra regione, sull’ultimo posto nella classifica del Pil, sul tracollo dell’apparato industriale, sulla disoccupazione, sulla difficoltà a sostenere le spese quotidiane dalla maggior parte delle famiglie.
Bisogna chiedersi, allora, a cosa ed a chi serve tutto questo beccarsi di galletti nel pollaio senza rendersi conto che nel frattempo sta andando a fuoco l’intera fattoria e senza impegnarsi minimamente per trovare una via d’uscita ad una situazione che diventa sempre più drammatica per la popolazione lucana.
Perciò, prima ancora di scervellarsi se dare ragione alla corrente degli ex Ds o dell’ex Margherita (ma non era meglio che rimanevano i partiti di una volta di cui almeno si sapeva se erano carne o pesce?), che a loro volta si stanno suddividendo in altre sottocorrenti che fanno capo ai vari personaggi, da Folino a Falotico, bisogna, invece, puntare il dito sul fatto che in Basilicata la politica continua ad essere soltanto una guerra per posizionarsi all’interno di partiti che se ne fregano delle piccole realtà come la nostra e che tengono a cuore soprattutto la difesa dei grandi interessi che esprimono le grandi regioni e i grandi poteri.
In effetti, sono anni che in nome delle poltrone negli enti e della gestione dei finanziamenti pubblici stiamo assistendo, in Basilicata, ad una specie di assalto al bastimento che porta ad arricchire poche persone e ad impoverire gran parte della popolazione.
Una politica piratesca, anzi corsara e filibustiera, appunto, che è sotto gli occhi di tutti, e che non a caso, potrebbe essere paragonata a quanto sta accadendo nei mari dell’Oceano indiano, dove continuano ad imperversare i terribili predatori delle navi, che ne stanno combinando di tutti i colori per arricchirsi a danno di chi ci capita sotto.
Nei giorni scorsi, in un colpo solo, con il sequestro della superpetroliera e del suo carico di greggio al largo delle coste della Somalia, i pirati sono riusciti a recuperare quasi quanto i politici corsari-filibustieri lucani ottengono dalle royalties del petrolio per un intero anno, cioè circa 400 milioni di euro.
Con la differenza che mentre i pirati rischiano anche di essere giustiziati, i corsari o i filibustieri, come sono più propriamente definiti coloro che godono della giustificazione governativa nel compimento delle loro azioni, possono proprio avvalersi di queste coperture per fare liberamente bottino.
Ma c’è di più. A differenza del sistematico accantonamento delle regole democratiche più elementari che si registra nel funzionamento dei partiti e delle istituzioni lucane, valgono, invece, per i pirati, norme molto precise e severe, come l’assunzione collettiva delle decisioni, l’elezione del capitano da parte di tutti i componenti dell’equipaggio, la divisione del bottino in parti uguali tra tutta la ciurma.
Più o meno l’opposto di quanto quotidianamente dobbiamo constatare nella nostra realtà.
Se perfino i pirati, tuttavia, agiscono con maggiore democrazia, giustizia ed efficacia di quanto non sono capaci di fare coloro che hanno la responsabilità di governare i partiti e le istituzioni, è chiaro allora che per i cittadini lucani occorrono veramente grandi cambiamenti per poter diventare effettivamente padroni del proprio territorio e, come è giusto che sia, padroni delle proprie risorse.
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