E’ ora di piantarla!
approfondimenti — By webmaster on ottobre 13, 2008 at 09:26La Basilicata ha una superficie territoriale di 9.992,24 Kmq.,di cui circa un terzo è ricoperta di boschi. Il patrimonio forestale è per una parte di proprietà pubblica e l’altra appartiene ai privati.
Il territorio geologicamente instabile, fu definito da Giustino Fortunato, “sfasciume idro-geologico pendulo sul mare”. Secondo il Gruppo Nazionale Difesa Catastrofi Idro-geologiche(GNDCI), in Basilicata negli ultimi 80 anni si sono verificate più di 200 inondazioni e 1028 frane. Di 131 Comuni, dal 1918 al 1994, 58 sono stati danneggiati da inondazioni e 120 coinvolti o sconvolti da frane (Fonte: Progetto AVI).
Nel 1998 la Regione Basilicata approvò, con L.r. n. 42 del 1998, le norme in materia forestale, al fine di regolamentare e razionalizzare gli interventi della forestazione, i lavori idro-geologici, la salvaguardia ambientale, lo sviluppo del territorio, la ottimizzazione dei livelli occupazionali nel settore forestale, nonché di migliorare le condizioni economiche e sociali delle popolazioni presenti sul territorio montano e nelle altre aree interessate…
La legge sopra richiamata, all’art. 10, si impegnava a garantire i livelli occupazionali, tenendo a base, gli iscritti alle liste degli addetti del settore forestale al 31/12/1997, ed eventualmente incrementando i livelli occupazionali. La Regione Basilicata non ha ottemperato a quanto stabilito con legge propria. Anzi, essa ha bloccato le sostituzioni dei braccianti, che negli ultimi 10 anni hanno raggiunto l’età pensionabile, con il cosiddetto: «blocco del turn over». Lo dicono all’inglese, chissà perché.
Negli anni si è assistito con asfissiante ripetizione ai ritardi nell’avviamento dei cantieri forestali, con l’aggravante che i pagamenti di quei pochi euro spettanti ai braccianti, vengono liquidati con notevoli ritardi, con la conseguente frustrazione e senso di impotenza per gli impegni quotidiani a cui gli stessi devono far fronte.
Il perpetuarsi di “sciatterie amministrative” e di “organizzazione” è inqualificabile per chi non vigila e non rimedia agli errori del passato e del presente.
Ultimamente si sente spesso parlare di “federalismo solidale”, con argomentazioni e citazioni di ogni genere, peccato che lo stesso impegno non viene riservato ai disoccupati con moglie e figli (senza reddito), ai pensionati che vivono di stenti, agli stessi braccianti i quali percepiscono una paga equivalente ad un trentesimo di quella dei “dirigenti generali regionali” e non solo!
Provassero “lorsignori” a sopravvivere con 500 euro al mese!
Quotidianamente si assiste con incredulità agli sproloqui delle azioni intraprese e da intraprendere con le: Task Force per l’occupazione, Piani di Sviluppo, Marketing Territoriali, Documenti Strategici di Programmazione, P.O. Val D’Agri, Patto per i Giovani, Patti Territoriali, Contratti di Programma,
Contratti D’Area, Piani Integrati Territoriali, Programma Leader, Piani di Sviluppo Socio Economici delle Comunità Montane, Piani annuali e triennali di forestazione, ecc…
Gli Enti interessati e coinvolti in tutti questi programmi sono innumerevoli, dai Ministeri alle Regioni, Dipartimenti ed Assessorati compresi, dalle Province con le loro strutture, alle Comunità Montane, senza dimenticare gli Enti Strumentali regionali, gli Enti Parco, l’Arbea, ecc…
In relazione a tutti questi Enti e Strutture, occorre non dimenticare le funzioni dei Ministri della “Res Pubblica”, i Sottosegretari di Stato, il Presidente e gli assessori regionali, i Presidenti delle Province, gli assessori, i presidenti vari a gò gò, amministratori delegati di società di capitali e loro consigli di amministrazione, i direttori generali e si potrebbe continuare…
Quanto appena detto per ricordare a tutti i responsabili che rivestono cariche pubbliche, di adoperarsi al fine di far funzionare le strutture amministrate e controllate, con efficacia ed efficienza, attuando l’articolo 10 della L.r. n. 42 del 1998.
Gli addetti del settore forestale, a dicembre del 1997, erano n. 6.700. Tuttavia, ritenendo realizzate le previsioni del programma triennale di forestazione, gli addetti nel 2008 dovrebbero essere n. 590, con n. 2.110 addetti in meno, rispetto alla previsione della legge di cui prima.

Qualcuno certamente dirà che sono aumentate le giornate lavorative per addetto forestale, ma questa tesi non trova giustificazione perché tale aumento era ed è un atto dovuto, atteso e promesso da 40 anni!
I piani di sviluppo, le azioni varie richiamate prima, sono trasversali tra di loro ed abbisognerebbero di un approfondimento ulteriore e qualificato da trattare dettagliatamente.
Ad esempio, “chi di dovere” può andare a rileggersi quanto scritto dal “Comitato di Sorveglianza” a proposito delle “forme di intervento comunitario” in Basilicata, del 13 luglio 2005, riguardante la programmazione regionale in materia di forestazione.
Chi legge, probabilmente, si pone il seguente interrogativo: quale può essere l’utilità dei braccianti idraulico-forestali nella Regione Basilicata? Sono una risorsa o una palla al piede?
Per rispondere, occorre riflettere sul significato “sostanziale” del “Patrimonio regionale”, composto: da beni materiali, come immobili e terreni; grandi infrastrutture, come porti, aeroporti, strade, autostrade, acquedotti; risorse naturali, come i parchi, le montagne, i fiumi, i laghi, l’aria, i boschi, le foreste, le coste, il paesaggio, i beni di interesse storico e culturale.
La definizione giuridica di “patrimonio demaniale”, si rinviene nei dieci articoli, da 822 a 831, contenuti nel Codice civile del 1942 (Libro III, titolo I, capo II).
Chi volesse approfondire l’argomento sugli sviluppi attuali si deve procurare la “bozza” del disegno di legge-delega, predisposta dalla Commissione ministeriale, nominata nel giugno 2007, dal Ministro della Giustizia e presieduta da Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Giacomo Vaciago, Edoardo Reviglio. Si tratta di professori ordinari di cattedre in varie Università.
Nella relazione di accompagnamento alla “bozza” sopra richiamata, si legge: «I beni pubblici soffrono di una situazione altamente critica, per problemi di scarsità economiche impegnate e di depauperamento conseguente e per assoluta insufficienza delle garanzie giuridiche». La Commissione li definisce come “beni” che hanno utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona, con riguardo anche alle generazioni future.
Interessante è la contabilizzazione economica dei beni patrimoniali.
Per la manutenzione ordinaria e straordinaria del “patrimonio pubblico”, di fatto, bisogna contabilizzare le spese annuali e pluriennali per la sua conservazione e salvaguardia, al fine di preservarne il valore economico e tutte le altre funzioni a cui è destinato.
Si cominci a contabilizzare le manutenzioni ed i lavori idraulico-forestali realizzati negli ultimi quarant’anni dagli addetti ai cantieri forestali, gli sbarramenti fluviali, le canalizzazioni ed i drenaggi con le relative piantagioni, realizzate in tutta la Regione. Le frane “domate” in prossimità dei Comuni ad alto rischio di fenomeni franosi anche di grandi dimensioni, che hanno evitato disastri e lutti, con la salvaguardia e messa in sicurezza dei patrimoni civili e pubblici.
Si dia merito a questa categoria di lavoratori per la difesa del patrimonio boschivo, forestale e faunistico, per gli incendi evitati e per quelli spenti, dove qualcuno di loro ci ha rimesso la vita!
Si dica che l’incremento della superficie boschiva è aumentata di oltre centomila ettari, a vantaggio tra l’altro dei cosiddetti “serbatoi di carbonio”. Di fatto, i boschi trattengono, catturano il “biossido di carbonio” (CO2), contribuendo a contenere l’effetto serra.
Si dia un valore economico a quanto già realizzato, anche ricordando il C.F.S.
Si promuova e si realizzi la tanto attesa e proclamata forestazione produttiva, che certamente darà valore aggiunto al lavoro di questi uomini e donne. Si promuova l’utilizzo delle biomasse-legnose-pellets ai fini energetici, per uso domestico e mini centrali di cogenerazione, per condomini e piccoli agglomerati abitativi nei Comuni.
Anche nella Regione Basilicata vi sono competenze di dipendenti pubblici, professionisti ed imprese in grado di rendere economicamente sostenibile il settore idraulico-forestale.
“I cavalli di razza”, forse, dovrebbero organizzare meglio le proprie strutture di supporto.
Si prenda coscienza e si realizzi a livello collettivo, che gli addetti idraulico-forestali sono una risorsa e non un peso per le casse regionali e per tutti i cittadini; sono loro le sentinelle in prima linea per la salvaguardia ambientale, paesaggistica e dei beni pubblici e privati. Sono loro che presidiano il territorio regionale e lo preservano per le generazioni future.
Questi uomini e donne che ancora resistono nei nostri Comuni, con redditi bassissimi, hanno bisogno che Lorsignori, effettuino un cambio di rotta che riesca a fare sintesi e concertazione tra i vari Enti ed organismi amministrativi responsabili del settore.


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