I mezzi del Gruppo Editoriale Lucano

Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

(03-10-2008) - Basilicata, primo piano

Royalties: dall’eolico molto più che dal petrolio

Il Comune di Brindisi di Montagna è posizionato ad altitudine di mt. 830 slm. e dista da Potenza, capoluogo della Regione Basilicata, 22 Km viari ed in linea retta circa 9 Km, fa parte della Provincia di Potenza ed i suoi abitanti sono 918.
Nel suo territorio è stato installato un impianto per la produzione di energia eolica di 60 MW (Megawatt) equivalenti a 60.000 KW.
Ipotizzando un funzionamento degli aerogeneratori per la durata di 3000 ore/anno si ha una produzione di energia elettrica di 180.000 MWh equivalenti a 180.000.000 (centottantamilioni di KWh).
In ogni civile abitazione di questo comune, si suppone vi siano installati, (con abbondanza) n. 600 contatori della potenza impegnata ma non (consumata) di n. 3KW.
Ipotizzando, anche, un consumo annuale per ogni abitante del comune di 1000 KWh all’anno, avremmo che i brindisini utilizzerebbero energia elettrica per una quantità complessiva di 918.000 KWh equivalenti a 918 MWh.
La differenza tra 180.000 MWh di energia elettrica prodotta dal parco eolico, ed il consumo dei brindisini, sarebbe se la matematica non è un opinione di 179.082 MWh.
Sia chiaro, la contabilità riportata potrebbe essere più precisa, al centesimo di euro e di KWh, se si avessero a disposizione i dati effettivi di produzione eolica considerata, ed il consumo reale utilizzato dalle civili abitazioni, uffici pubblici, imprese artigiane ed agricole, ecc.
Proviamo a dare un valore alla produzione di energia elettrica senza considerare i costi ed i relativi ammortamenti del parco eolico posizionato sul territorio di questo comune ricco di bellezze naturali e paesaggistiche, beni archeologici e monumentali ed opere d’arte di cui tutta la regione Basilicata è straordinariamente depositaria.
Gli incassi al lordo, calcolando il valore economico del MWh a 200 euro, comprensivo del certificato verde (C.V.) e dell’energia elettrica prodotta e ceduta, ammonterebbero alla modica cifra di 36.000.000 di euro (trentaseimilioni) equivalenti a 69.705.720.000 (sessantanove miliardi e rotti delle vecchie lire). La differenza tra gli introiti miliardari prodotti dal parco eolico e la spesa complessiva dei cittadini di Brindisi di Montagna, dal consumo ipotizzato di 918 MWh, il cui costo dovrebbe essere calcolato sulla tariffa e le varie imposte richiamate nella “bolletta” individuale di ogni utente è stratosferica.
Queste considerazioni “sostanziali” valgono anche per i comuni di Forenza, Avigliano, Maschito, Vaglio Basilicata, Corleto Perticara e Montemurro in Provincia di Potenza e nei comuni di Colobraro, Rotondella e Gorgoglione in Provincia di Matera che già hanno i parchi eolici in produzione da diversi anni.
I primi ad essere interessati a queste riflessioni, contabili e non solo, mi pare dovrebbero essere gli amministratori comunali ed i loro cittadini, gli amministratori provinciali e soprattutto i consiglieri regionali, infine se i parlamentari della Repubblica eletti in Basilucania, vorranno dedicare un po’ del loro acume politico, sicuramente non permetteranno lo sfruttamento selvaggio e repentino anche di questa risorsa naturale regionale che è l’energia eolica.
Il Consiglio regionale “deve” considerare che l’energia alternativa e rinnovabile, producibile dalla risorsa naturale del vento, nel tempo, vale più delle fonti fossili e rappresenta per i cittadini lucani un patrimonio di ingente valore economico che non può essere ceduto con leggerezza ed inconsapevolezza a terzi, senza analizzare costi e perdite del suo patrimonio ambientale e paesaggistico ed i costi/ricavi che potrebbero derivargli da possibili investimenti diretti tramite la S.E.L. (Società Energetica Lucana), e/o società miste pubblico/private con la partecipazione dei comuni e dei proprietari dei siti idonei, aventi i requisiti adatti per il posizionamento degli impianti di produzione eolica.
Ad oggi sia le amministrazioni comunali ed i loro rappresentanti, sia le amministrazioni provinciali che le stesse “Commissioni di merito” regionali pare non abbiano inquadrato il problema/opportunità. Altra considerazione a cui non so darmi una spiegazione è la totale assenza dal dibattito politico sociale di quelli che dovrebbero essere i primi interessati: i segretari dei partiti politici, le organizzazioni sindacali, i rappresentanti delle Camere di Commercio Industria ed Artigianato, i rappresentanti della Confindustria e delle piccole imprese, gli ordini professionali ecc. “nessuno” può far finta di non sapere, di non aver capito, di non avere cognizione di merito, di non essere informato.
E’ lesa maestà chiedere considerazioni sulla ricaduta occupazionale e formazione professionale su questo comparto industriale, come è avvenuto in Danimarca, Germania, Spagna, solo per stare in Europa.
Le regioni meridionali hanno una potenzialità eolica enorme che in paragone i trasferimenti della U.E. (importanti), sminuiscono.
Se ipotizzassimo 5000 MW di impianti eolici da installare per ognuna delle regioni: Basilicata, Pu

Riepilogo royalties del petrolio

glia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, si impegnerebbero per gli investimenti, per la realizzazione dei parchi eolici, circa 30 miliardi di euro.
Gli incassi annuali/lordi sarebbero per l’anno 2008 di circa 18 miliardi di euro/anno. Per 15 anni, quanto è la durata del certificato verde, la somma è di 270 miliardi di euro.

Si aspettano osservazioni e correzioni…
(Per il valore del certificato verde, consultare il sito: www.grtn.it e per la producibilità del vento nelle varie regioni e comuni: www.cesiricerca.it)


Diamo un’occhiata ai proVENTI

Insufficienza delle politiche energetiche: solo l’eolico, se affrontato con maggiore attenzione e competenza, porterebbe un gettito almeno dieci volte superiore al petrolio

L’attuale fase di incertezza e di regressione economica che la Basilicata sta attraversando, che coinvolge ormai la quasi totalità dei settori produttivi, impone una scelta immediata che comporta una ineludibile confronto e l’apertura di un tavolo negoziale che veda coinvolti le istituzioni e le parti sociali.
E’ necessario un Protocollo d’intesa per obiettivi certi e definiti che tengano conto della programmazione già in atto, che siano in grado di smuovere la “stagnazione” economica¬¬-produttiva, cui stiamo assistendo e subendo.
Uno degli obiettivi che interessa tutti i comparti produttivi, civili e sociali è certamente l’energia.
Le esperienze delle concertazioni istituzionali con le parti sociali siglate dal Governo nel 1993 «Protocollo Ciampi» e l’altro siglato nel 1998 «Patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione» o Patto di Natale, possono costituire un modello di riferimento.
Il primo dedicato alla politica dei redditi, all’occupazione, agli assetti contrattuali, alle politiche contrattuali, alle politiche del lavoro ed al sostegno del sistema produttivo.
Il secondo siglato dal Governo D’Alema, in cui viene istituita una “Commissione permanente di concertazione”, che determina di fatto l’istituzionalizzazione dell’intermediazione dei rapporti tra Governo e parti sociali e viene stabilito un potere deliberativo delle parti sociali in materie che non comportano oneri per lo Stato ed una ripartizione di competenze tra i soggetti interessati.
Le parti sociali diventano protagoniste nel momento dell’attuazione per realizzare, “nelle parole del Governo”, una: «convergenza tra i risultati della concertazione e la produzione legislativa».
La novità rappresentata dal “Patto di Natale” risiede nel fatto che l’accordo fu sottoposto al voto parlamentare.
Quasi tutte le regioni hanno sottoscritto protocolli d’intesa con i sindacati che riguardano vari comparti produttivi e di servizi per la ottimizzazione sia della produzione sia dei servizi, con impegni trasparenti e condivisi.
Lo Statuto della Regione Basilicata, approvato con la Legge n.350 del 23 maggio 1971 (ancora vigente), prevede la partecipazione dei sindacati nella formazione e nell’attuazione dei propri programmi e piani.
Lo Statuto regionale, prevede il diritto per le organizzazioni regionali confederali dei sindacati, dei lavoratori dipendenti ed autonomi, di indire “referendum popolare”, per l’abrogazione totale o parziale di una legge regionale, con richiesta sottoscritta da almeno ottomila elettori.
La regione Basilicata ha risorse ingenti di idrocarburi, (petrolio, gas associato al petrolio e gas metano naturale) e “materie derivate” dagli stessi (lubrificanti, paraffine, cosmetici, plastiche, ecc.) circa 200, di cui nessuno parla.
La nostra terra ha possibilità enormi per lo sfruttamento e l’utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili ed alternative (solare, biomasse, eolico ed idrico).
Si deve discutere e dibattere sul federalismo, oggi “declinato” solo in materia di Iva ed Irpef per volontà settentrionali, a cui bisogna rispondere con la richiesta della nostra regione di contabilizzare il valore delle accise, (imposta sulla fabbricazione e sul consumo), non solo sugli idrocarburi, ma anche sui prodotti “derivati”.
Bisogna vigilare costantemente sulle iniziative governative riguardanti l’energia nucleare, sia per quanto riguarda la produzione, sia per la individuazione dei siti di stoccaggio dei rifiuti radioattivi.
Occorre chiedere e pretendere dal Parlamento la modifica delle leggi che regolano lo sfruttamento degli idrocarburi.
Serve una conoscenza, consapevolezza, trasparenza e volontà democratica per le scelte che dovranno essere prese nel settore energetico.
Ad oggi, il nuovo piano energetico regionale non è stato ancora approvato e vige la Legge regionale n. 9 del 2007, che ha inibito le autorizzazioni per la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti per la produzione di energia.
Le imprese, gli Enti Locali ed anche i singoli cittadini sono inesorabilmente penalizzati, sia chi da anni ha investito capitali per le progettazioni, sia chi ha proprietà da utilizzare direttamente, da vendere o da fittare.
Tutto ciò ha determinato il mancato guadagno agli investitori, ai comuni e, quindi, ritardo nello sviluppo nell’occupazione.
Eppure, il termine massimo per il rilascio “dell’autorizzazione unica” alla costruzione ed all’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili è di 180 giorni, come è disposto dal Decreto Legislativo del 29 dicembre 2003, n. 387.
L’argomento può sembrare complesso ed articolato, ma non lo è, invece evidenzia la incongruenza dei meccanismi amministrativi e negoziali messi in atto fino ad oggi.
La C.I.S.A.S., per le motivazioni riportate, chiede alla Giunta Regionale della Regione Basilicata la convocazione per la discussione di un percorso condiviso sulle scelte in materia di energia.

2 Reazioni a Royalties: dall’eolico molto più che dal petrolio

  1. Greciudd Rispondi

    6 gennaio 2009 alle 13:19

    E quali sarebbero le altre questioni?Il paesaggio?Le pale eoliche sono più belle del centro oli di Viggiano o di un eventuale centrale nucleare a Scanzano Ionico. Gli uccelli? E’ irrilevante il numero di volatili uccisi dalle pale eoliche rispetto alle altre attività dell’uomo. Dal punto di vista energetico l’eolico è una tecnologia già matura.
    Informatevi meglio sulle tematiche energetiche. Vi consiglio il sito di ASPO Italia.

  2. astronik Rispondi

    5 ottobre 2008 alle 17:45

    Mica è solo questione di royalties……

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>