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Marinagri e Vie Blu: questioni ‘a…mare’

Marinagri ed il progetto Vie Blu vicende diverse ma legate, dallo stesso dramma “il lavoro” e dalla stessa responsabilità “la

In questi giorni, 2 vicende fanno decisamente riflettere. Non per comprenderle ma perché sono l’esempio evidente del fare dei nostri politici lucani: Marinagri ed il progetto Vie Blu. Vicende diverse ma legate, dallo stesso dramma “il lavoro” e dalla stessa responsabilità “la politica”. Vicende intrise di retorica, di pianti di coccodrillo e di nessun “mea culpa”.

MARINAGRI. Si parla e si scrive solo dei lavoratori che ora rischiano il licenziamento come se le colpe fossero del magistrato! Non si sentono assunzioni di responsabilità, da parte di nessuno: politici, amministratori, dirigenti (della Regione, dei Municipi e dell’Autorità di Bacino) ovvero la naturale controparte a cui spetterebbe la soluzione del pasticcio Marinagri. Una vicenda che colpisce chi, in buona fede, direttamente o indirettamente ha investito nel cantiere. Occorre sicuramente fare qualcosa per le imprese e le maestranze, ma occorre anche evitare che, come sempre, i costi vengano scaricati sulla collettività. Perché, come ha giustamente rimarcato Bolognetti, anche gli altri politici invece di restare in silenzio “non evidenziano l’opportunità di procedere subito, al più presto, al sequestro conservativo dei beni degli indagati per tutelare gli interessi di imprese, maestranze e acquirenti?”.
Nelle 420 pagine del decreto di sequestro preventivo urgente del cantiere, il PM Luigi De Magistris ha ben spiegato l’esigenza cautelare della perquisizione e del sequestro. Atto convalidato dal GIP e mantenuto indenne dal ricorso presentato al Tribunale del Riesame di Catanzaro su istanza degli avvocati della Marinagri Spa.marinagri

Le ipotesi di reato: tra questi l’ associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e all’illecita percezione di contributi pubblici, truffa ai danni dello Stato, falso in atto pubblico, disastro ambientale non bastano per, dare parola al silenzio dei politici e rispettare più che “colpevolizzare” il magistrato?
Il collega Claudio Galante che da tempo segue il “disastro Marinagri”, sabato 24 maggio su Il Resto, ha scritto “Qualche giornale locale sostiene che «l’area non è a rischio», avranno esaminato gli studi di qualche luminare peraltro non certamente redatti per beneficenza;
ma la responsabilità della protezione civile non è affidata ai giornalisti (fortunatamente) e noi ci fidiamo di quanto “prevede” la Prefettura e ci sforziamo di rispettare le Leggi. Quelle italiane, quelle che non consentono di costruire a valle di un’onda di piena, non consentono di autorizzare l’edificazione di migliaia di metri cubi di abitazioni in dispregio delle norme urbanistLo stand Basilicata al Bit 2008iche, non prevedono la realizzazione di complessi turistici privati sul demanio inalienabile dello Stato. A qualcuno non va bene? Allora bisogna cambiare le Leggi”.

Seppure sia, imprevedibile e quantunque non imminente la rottura della diga del Pertusillo ed improbabile l’esondazione dell’Agri, chi può veramente garantire che l’area non sia a rischio?


Ennesima fabbrica della precarietà

Progetto VIE BLU. L’Isae, l’Istituto di Studi e Analisi Economica ha classificato gli enti pubblici della Basilicata tra quelli che registrano un andamento della spesa pubblica nettamente superiore al livello standard. Considerata la pessima qualità dei servizi che la pubblica amministrazione fornisce ai cittadini lucani la spiegazione più plausibile è da ricercare principalmente nella spesa assistenziale e clientelare che continua a contraddistinguere l’operato delle istituzioni lucane.
Il tutto sotto il segno del colore blu. Come le tante auto di rappresentanza ma anche come il progetto “Vie Blu” attraverso il quale la Regione e le due province di Potenza e Matera non hanno trovato niente di meglio che impegnare circa 100 milioni di euro dei fondi europei 2007-2013 per assicurare un posto di lavoro assolutamente precario ai circa 800 lavoratori della ex Sma.
Ad eccezione del Sindaco di Castelmezzano, Nicola Valluzzi, assunto come quadro a tempo indeterminato, tutti gli altri, infatti, lavoreranno per 150 giornate all’anno, dopodichè saranno licenziati per essere riassunti negli anni successivi.
Curioso che proprio coloro che dovrebbero adoperarsi per ridurre il precariato finiscono per rafforzarlo dando corpo, così, a quella “fabbrica lucana della precarietà” che, come ha reso noto l’Eurispes, in Basilicata annovera oltre 5.000 persone, cioè ben il 75% dei lavoratori parasubordinati.
D’altronde non è proprio pensabile che con la spesa di 13,5 miloni di euro all’anno per l’attività di “pulizia vegetazionale” dei fiumi e dei torrenti su cui basa il progetto Vie Blu, la regione e le Province possano affermare di operare per creare sviluppo ed evitare lo spreco di danaro pubblico.

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