La missione ha ancora un senso?

approfondimenti — By dm on febbraio 15, 2008 at 20:10

Un nostro concittadino, Rosario GIGLIOTTI, impegnato con l’associazione Libera in un faticoso e bellissimo cammino per l’affermazione della legalità, e per il riscatto della dignità dall’oppressione dell’ingiustizia e della menzogna, ha scritto una lettera – pubblicata sul Quotidiano della Basilicata del 22 gennaio e che ci ha autorizzati a ri-pubblicare integralmente – il cui senso è racchiuso nell’invito ai magistrati onesti, così come ai comuni cittadini, a ritrovare quel senso della missione di cui è incolpato il pm Luigi De Magistris, quel di più che invece spaventa chi ci vorrebbe tutti servi, mascherati da umili servitori dello Stato o da onesti cittadini.

Cari mestieranti della legge,
forse, se siete onesti e conservate ancora una spinta ideale nello svolgimento del vostro compito, non vi farà piacere sentirvi chiamare in questo modo. Eppure dovreste interrogarvi profondamente su ciò che voi rappresentate oggi in Italia. Se il pm Luigi De Magistris è incolpato di svolgere il proprio ruolo come una missione e non come un mestiere sottoposto unicamente alla legge, da semplice cittadino mi chiedo che cosa sia questa legge.

Mi chiedo se la legge è quell’assurdo capace di non arrivare mai a nessuna giustizia, quel mostro di udienze, rinvii, ricorsi, accordi tra avvocati alle spalle dei più deboli, ingiuste detenzioni (per i poveri cristi) o giuste detenzioni (di tanto in tanto per qualche salutare capro espiatorio), sconti di pena e sotterfugi fino ad una provvidenziale prescrizione. Questa legge non è la votra legge, è la legge dei magistrati che frequentano i circoli bene delle città italiane, molto amici dei potenti, è la legge dei magistrati asserviti, che come tanti funzionari, dirigenti, giornalisti o semplici impiegati non hanno neanche bisogno di prendere ordini, perché nel loro DNA vi è l’istinto all’obbedienza ed alla fedeltà incondizionata.

Cari magistrati onesti, chiedetevi se nel servire in silenzio, con competenza e dedizione l’istituzione che rappresentate, non avete finito per servire la casta che dalle norme che rendono impossibile perfino una parvenza di giustizia trae linfa vitale per acquisire maggiori privilegi e per contrapporsi con più efficacia all’altra casta, quella dei politici. E tra caste, come sempre, ci si scontra e ci si accorda sottobanco. Mastella dice di essere accusato da una macchietta finita su You Tube, ed ovviamente non vede se stesso, un’altra macchietta e un’altra faccia dello stesso potere.un tavolo con dei giudici

A quante macchiette, tra i vostri colleghi, sono affidati compiti chiave nell’amministrazione della giustizia? A quanti “dottor Pavidoni”, come quello descritto da Bruno Tinti nel suo libro “Toghe rotte”, avete dovuto ubbidire, in nome della legge? Quante montagne di carte avete dovuto spalare, in nome di questa somma ingiustizia? Sarà per questo che un comune cittadino, uno che voglia vivere dignitosamente senza doversi sottomettere a nessuno, ritrova negli occhi puliti di un magistrato quel senso della cittadinanza, della legalità, su cui si fonda lo Stato… lo Stato, vi ricordate quanta fatica nel pronunciare questa parola da parte di Rosaria Schifani ai funerali di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo?

Altro che giustizialismo, altro che essere sopra le righe. Perché, ditemelo voi, una madre che da vent’anni attende di conoscere la verità sulla morte di suo figlio pensa di trovare, finalmente, nel pm Luigi De Magistris qualcuno disposto ad ascoltarla e a cercarla quella verità? O almeno, considerate le competenze territoriali, a chiarire perché quella verità doveva rimanere nascosta. Per missione, per senso del dovere, per mestiere? Quella madre si chiama Olimpia Fuina, quella morte è l’omicidio di Luca Orioli e della sua fidanzata, Marirosa Andreotta. Morte accidentale si disse, mentre l’avvocato Nicola Buccico, senatore, attuale sindaco di Matera ed ex membro del Csm, tentava di convincere la famiglia Orioli a rassegnarsi. Per passare poi dalla parte del giudice, denunciato per le sue omissioni. Anche questo è parte di Toghe-lucane, una delle inchieste di De Magistris, accusato per i provvedimenti di perquisizione, definiti abnormi, a carico di magistrati, politici, poliziotti.

Insomma, di coloro che dovrebbero lavorare in nome della legge.
Perquisizioni abnormi, con motivazioni eccessive e non strettamente legate all’oggetto dell’indagine. Bisogna studiarla la legge! Ed ecco allora la lezione dell’avvocato Buccico: una denuncia a carico di giornalisti e di un capitano dei carabinieri, collaboratore di De Magistris, per associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa! La procura di Matera, su cui indaga De Magistris, perquisisce gli indagati ed intercetta indirettamente lo stesso De Magistris, con il risultato di controllare anticipatamente le sue iniziative giudiziarie.

Dopo quella di “abnormità”, quale definizione inventeranno i nostri insigni giuristi per sancire il principio dell’intoccabilità dei potenti? O forse non ce n’è bisogno, perché, cari magistrati onesti, voi siete già assoggettati al cavillo che divora quotidianamente le vostre buone intenzioni e le vostre energie.
È lo stesso formalismo giuridico, scientificamente studiato perché la giustizia non funzioni.
Quella giustizia che si vuole lenta, inefficiente e politicizzata. Quella giustizia pronta ad espellere le anomalie, con ogni mezzo. A me semplice cittadino, rimane nel cuore lo sguardo di un magistrato onesto, che ascolta le parole di una sentenza provenire da lontano, dall’altro mondo dei sepolcri imbiancati: “trasferito ad altra sede e ad altra funzione”. Come ad altra funzione? È l’unica cosa in cui ho creduto, per cui ho dato l’anima, tentando di fare giustizia, di dare risposta al bisogno di legalità e di dignità dei cittadini, nonostante tutto, nonostante intorno mi si facesse il vuoto, mi venissero sottratte le inchieste, venissi spiato e fatto oggetto di un numero impressionante di interrogazioni parlamentari…Sky Tg24 a Potenza per “Vittorio Emanuele”

E qui un magistrato avrebbe dovuto fermarsi, in nome della somma ingiustizia! Invece di lavorare giorno e notte per non tradire quei volti di giovani che ti guardano con speranza.
Appunto, il lavoro come missione. Ed eccolo finalmente, l’errore che ti tradisce, il formalismo in agguato. Parli tanto di giustizia e non pensi alla vita delle persone! Ovviamente la verità è un’altra, perché il pm è solo una parte di una macchina complessa, composta da investigatori, giudici dei vari gradi, difesa. Per cui nessuno ancora è stato ingiustamente condannato. Non avvisi il tuo capo, che ha rapporti con gli indagati? Sbagliato, è la legge caro mio. Io, semplice cittadino, la leggo così: una colossale presa in giro.

E le persone che in Calabria si sono esposte con le loro denunce, confidando nella capacità e nell’onestà di quel magistrato, chi ci sarà a restituire loro fiducia e speranza? I giudici del Csm, comodamente appollaiati sui loro scranni? Che cosa c’è da fare adesso? Luigi De Magistris ha annunciato che userà tutti gli strumenti consentiti dall’ordinamento democratico per affermare la verità, contro quella che lui ritiene una profonda ingiustizia. Ma io, comune cittadino, ho il dovere, per me e per i miei figli, di coltivare la bellezza di quei volti di giovani che in De Magistris hanno individuato il simbolo di una società che non vuole morire nella rassegnazione e nel servilismo. Ho il dovere, nella mia terra, di non essere più solo, di non vanificare la speranza che in questi mesi ha cominciato a farsi largo, a partire dalle sofferenze di tante, troppe persone. In Basilicata questi segni si sono visti nella straordinaria partecipazione ai tanti incontri per la legalità, non più persone sole con il loro bisogno di verità, con i loro casi di giustizia negata. In Italia, so che tanti cittadini hanno solo bisogno di capire, di orientare lo sguardo verso un approdo, di ritrovare il senso di una società in cui i magistrati siano “il potere dei senza potere”, come ci ha ricordato qualche anno fa Vaclav Havel, il padre della rivoluzione nonviolenta cecoslovacca. Ai magistrati onesti vorrei ricordare che, pur nella delicatezza del loro compito, a cui si richiede giustamente riservatezza e rispetto delle regole, sono parte di questa società che ha bisogno di ritrovare sì fiducia nelle istituzioni, ma prima ancora fiducia nelle persone. È a voi che mi rivolgo, per dirvi di fare attenzione, perché oggi rischiate di essere solo mestieranti della legge.

Per scongiurare questo rischio è necessario ritrovare quel senso della missione di cui si incolpa De Magistris, quel “di più” che spaventa chi ci vorrebbe tutti servi, mascherati da umili servitori dello Stato o da onesti cittadini.

[Rosario Gigliotti]


Le esternazioni che sTufano

Il 27 gennaio, ad inaugurare l’anno giudiziario a Potenza c’era ancora Vincenzo Tufano (Pg indagato) che s’è scagliato contro le inesistenti “fughe di notizie”, attribuendole ai magistrati (a quelli indagati o a quelli perbene?). Incredibile? NO! E poi che colpe dargli:
di non essersi forse mai accorto dei giudici del suo distretto che avrebbero rubato, che si sarebbero collusi con la criminalità e insabbiato inchieste anche su amici? (per questo arrestati o indagati per iniziativa del pm di Catanzaro Luigi De Magistris).Vincenzo Tufano
Forse di aver “perseguitato” per anni magistrati come Alberto Iannuzzi e John Henry Woodcock? Può succedere!

Per fortuna c’è il CSM ! Che ha punito il PM De Magistris, per aver scritto un mandato di perquisizione “troppo ampio” nei confronti dello stesso indagato Tufano. Fa pensare però che lo stesso Csm non abbia ritenuto di sospendere Tufano dal suo incarico, nonostante i pesanti sospetti che gravano su di lui, così come non ha sospeso la pm Felicia Genovese, pure lei indagata, che si è fatta trasferire al Tribunale di Roma, dove ora partecipa al collegio giudicante del processo Calciopoli.

Intanto, l’Espresso ha rivelato che il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, il dr. Luerti, è membro di Comunione e Liberazione e, in quanto tale, quando lavorò a Catanzaro, fece amicizia con Antonio Saladino, il responsabile calabrese della Compagnia delle Opere (poi indagato da De Magistris). Ma come ha scritto il giornalista Marco TRAVAGLIO, “Il fatto che Luerti e l’Anm abbiano emesso un gelido comunicato di condivisione della condanna inflitta dal Csm a De Magistris è puramente casuale… il tutto nel perfetto stile berlusconiano, che definisce “attacchi”, le notizie vere, ma sgradite al potere”.

Giornalelucano

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