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(01-02-2008) - primo piano

Una vita da (lu)cani

IL 23% DELLE FAMIGLIE si trova al disotto del limite di 970 euro mensili di spesa, considerata la soglia di povertà

QUESTA È LA PERCENTUALE delle famiglie lucane che, spesso o qualche volta, hanno avuto difficoltà per comprare, cibo necessario (4,5%), pagare bollette (12,7%) e sostenere spese per cure mediche (8,1%). Percentuali altissime, preoccupanti e che anche nella città capoluogo, più “ricca” rispetto ai comuni della provincia, destano forte, fortissima apprensione! Non è più occasionale sentirsi rispondere al classico “come stai?” con “male” e quanto accaduto sabato, quando in serata Leonardo Santarsiero, 41 anni, si è dato fuoco nell’atrio del Comune di Potenza, con un gesto disperato per la sua situazione di disoccupato, davvero dovrebbe far riflettere ma soprattutto far sì che i nostri amministratori diventino (letteralmente dall’intervista – in questa pagina – al Presidente lucano del Collegamento italiano di lotta alla povertà) promotori di strategie complessive per l’occupazione e l’inclusione sociale e che abbiano il coraggio di confrontarsi seriamente con tutte le parti in causa e quindi anche con i rappresentanti delle organizzazioni non governative (se preferite del terzo settore) applicando quello che a livello europeo viene chiamato Metodo Aperto di Coordinamento e che invita alla mobilitazione di tutti gli attori.
Che non si richiudano a riccio, ancora una volta definendo le politiche nel chiuso dei loro uffici.
Dal rapporto Istat “La povertà e l’esclusione sociale nelle regioni italiane”, si confermano in Basilicata i dati che, già “a pelle”, sembrano essere preoccupanti in Basilicata, che presenta condizioni di povertà più elevate rispetto alle altre regioni d’Italia e alle altre ripartizioni geografiche. L’Istat ha calcolato la povertà con riferimento a due soglie convenzionali: una relativa, determinata annualmente sulla base della spesa mensile pro-capite per consumi delle famiglie; l’altra assoluta, basata sul valore monetario di un paniere di beni e servizi essenziali aggiornato ogni anno, tenendo conto della variazione dei prezzi al consumo.

Leonardo SantarsieroL’incidenza della povertà è calcolata sulla base del numero delle famiglie (e relativi componenti) che presentano un’intensità di consumo al di sotto della soglia prescelta, rappresentata dalla spesa mensile pro-capite. Tale valore, riferito al consumo medio di una sola persona, costituisce la linea di povertà relativa per una famiglia di due componenti; vale a dire che una famiglia composta da due persone è considerata povera in senso relativo se spende mensilmente per consumi un importo inferiore o uguale a tale cifra.
Nel 2002 l’incidenza di povertà – percentuale di famiglie che hanno una spesa mensile per consumi al di sotto della soglia di povertà – in Basilicata è pari al 26,9%; valore che risulta essere più del doppio rispetto quello nazionale (11%) e di gran lunga superiore rispetto a quella del Mezzogiorno (22,4).
Povertà per le famiglie è superiore all’incidenza di povertà degli individui.
Ciò comporta, come conseguenza, situazioni di povertà più marcate ed evidenti nelle famiglie costituite da pochi componenti, per lo più anziani soli o in coppia.


Poveri, ma con dignità e creatività

Per esser poveri bisogna innanzitutto esser dignitosi, creativi e soprattutto dei gran signori.
Dignitosi perché non è facile vivere in uno stato di indigenza in una società che ti scorre affianco attenta a non contaminarsi, ma pronta ad azzannarsi per qualunque assurdità.
Dignitosi perché spesso ci si vergogna a rivolgersi alle Istituzioni competenti che, a chi non vogliono, rispondono: «lavoro non ce n’è, case non ce ne sono, soldi non ce ne sono».
Creativi perché dopo esser stati dignitosi bisogna pur sopravvivere, inventandosi una maniera per guadagnare il minimo per comprarsi almeno da mangiare
Signori perché esser tolleranti e, a volte, subire tutto quanto una società, ma soprattutto le Istituzioni e i politici non fanno, richiede molta eleganza.
E mentre i Politici (e si chiamano Onorevoli) si incazzano, si sputano, si picchiano, decidono a chi assegnare quella postazione e quell’incarico, il povero cristo, in quanto tale, è un potenziale pericolo pubblico. Quindi un Disonorevole.

Ma qual è la situazione della povertà in Basilicata?
È accaduto qualcosa di diverso dopo il disegno di Legge Regionale 3/2005 varato dalla Giunta Regionale ed ora in discussione presso le Commissioni del Consiglio Regionale?Grafico famiglie povere in Basilicata
Mentre la cosiddetta Legge di Cittadinanza Solidale è già in vigore, i lucani accade che si scoprano più poveri e, soprattutto, di navigare tra le truffe degli altri.
C’è, infatti, chi dice che tra gli elenchi dei beneficiari del programma vi siano cittadini che nonostante la dichiarazione dei redditi sia pari a zero posseggano molto di più.
Ma, questo è solo uno dei tanti aspetti su cui viene lampante polemizzare.
Intanto il programma prevede che tutti i beneficiari (anche gli ultrasettantenni, salvo impossibilità dimostrata da visita sanitaria) debbono partecipare a dei percorsi formativi, gestiti dall’APOF-IL affinché possano riscuotere l’assegno stabilito.
Dal TG3 regionale capita, però, di venire a sapere che alcune aziende fanno fatica a trovare manodopera specializzata, che domanda e offerta di lavoro non si incrociano e che i corsi di formazione che si finanziano non sono calibrati sulle reali esigenze del mercato. E, allora, a cosa o a chi serve fare corsi che non servono?
Per fortuna, qualcosa si salva ed il merito va a tutti coloro che in prima persona hanno gestito il programma, soprattutto agli impiegati dei comuni in quanto terminali di una filiera non sempre coesa e ben strutturata.
Purtroppo le casse comunali sono davvero le più povere tra quelle Istituzionali, così ai cittadini non si può che garantire poco o niente.
A dirla tutta, il Comune di Potenza ha realizzato buone cose nei Servizi Sociali, anche se rimane insoddisfacente il livello di risposta e di protezione che si dà ai bisogni ed alle povertà emergenti.
Così le uniche misure a disposizione dei Comuni sono piccole agevolazioni e qualche contributo come le inclusioni sociali. Ovvero una cosiddetta presa in carico da parte della struttura dei Servizi Sociali del Comune della famiglia o del singolo cittadino bisognoso, a cui verrà riconosciuto una tantum un contributo spese che, certo, non può bastare.
Eppure la nostra è una terra ricca (di petrolio, energie alternative, produzioni artigianali ed industriali, prodotti tipici), ma evidentemente povera di persone capaci di essere “solidali”.
Per questo, a chi pensa solo a sfruttare per un proprio tornaconto, io preferisco i poveri, che stando così le cose forse poveri resteranno, ma almeno con dignità.


Intervista a Vito Telesca, presidente del Cilap (Collegamento italiano di lotta alla povertà) EAPN Basilicata

Dal 17 ottobre 2007 la Commissione Europea ha lanciato una consultazione fra gli enti, le organizzazioni ed i cittadini dell’Unione sul tema dell’inclusione attiva.
Non è un caso che sia stata scelta questa data in cui ricorre la “giornata mondiale per lo sradicamento della povertà” che si basa sull’affermazione: “Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell’uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro”.

L’episodio avvenuto a Potenza nei giorni scorsi (ndr. disoccupato 41enne che ha tentato di incendiarsi) dovrebbe interrogarci tutti e far prendere coscienza che, anche da noi, i diritti fondamentali sono spesso violati e calpestati.
Il CILAP EAPN Basilicata, insieme con gli altri attori e partners del Centro servizi e programmazione per l’inclusione sociale della Provincia di Potenza ha lanciato l’allarme già nel 2004 con il primo rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale nella Provincia. Dobbiamo purtroppo rilevare che, a distanza di quasi quattro anni, la situazione non è cambiata di molto e la nostra Regione continua a permanere ancora fra le regioni più povere d’Italia.

Gli ultimi dati Istat indicano che il 23% delle famiglie lucane è al di sotto della soglia di povertà ed è la terza regione più povera d’Italia dopo la Sicilia e la Calabria.
Circa un quarto delle nostre famiglie vive quindi una situazione di disagio enorme e non possiamo non denunciare questo dato di fatto. Tra i problemi connessi al fenomeno troviamo sempre più spesso la mancanza di occupazione e la precarizzazione dell’occupazione, oltre a coloro che rinunciano a cercare attivamente un lavoro a causa dello scoraggiamento, l’aumento crescente dei “lavoratori poveri” (persone che pur avendo un’occupazione non riescono a disporre di un reddito sufficiente per uscire dalla povertà); dobbiamo considerare inoltre che, contrariamente a quanto si pensi, la nostra regione sconta un tasso di istruzione universitaria fra i più bassi d’Italia, l’8% rispetto ad una media nazionale del 9,7% e nel Mezzogiorno dell’8,4%, mentre il tasso di rischio analfabetismo (licenza elementare o nessun titolo di studio) è il più alto d’Italia con un tasso del 30,9%.

La presa di coscienza di questo fenomeno ci deve far interrogare sulle cause della povertà per poter intervenire nella programmazione delle politiche.
Purtroppo dobbiamo rilevare che, a due anni di distanza dell’introduzione della legge regionale sulla cittadinanza solidale, l’osservatorio sulle politiche sociali, uno degli strumenti fondamentali voluta con caparbietà dalle forze sociali ed organizzazioni del terzo settore, non è ancora divenuto operativo e siamo quindi nell’impossibilità di comprendere appieno le cause che portano la nostra regione ad avere un livello di povertà così elevato.

L’andamento demografico ha modificato sensibilmente la struttura della popolazione, facendo aumentare il peso delle generazioni più anziane. Si assiste sempre di più allo spopolamento della regione. I giovani emigrano verso altre regioni alla ricerca di una occupazione.
Sfortunatamente dobbiamo ancora una volta denunciare che, a distanza di dieci anni dall’attuazione della strategia europea per l’occupazione seguita nel duemila da quella per l’inclusione sociale, non riusciamo ad intravedere un minimo di strategia a livello, sia essa regionale o locale e constatiamo come si continui ad attivare solo interventi di tipo assistenziale.

Anche uno strumento importante e fondamentale quale quello della cittadinanza solidale che anticipa l’istituzione del Reddito, minimo o di attivazione, non è riuscito nell’intento di attivare le persone verso la ricerca dell’occupazione. La logica sarebbe dovuta essere quella di predisporre in tutto e per tutto le istanze ai beneficiari stimolandone attivamente l’adesione.
Riteniamo che la nostra regione abbia i numeri per poter divenire un faro sul fronte delle politiche per l’occupazione e l’inclusione sociale. Chiediamo ai nostri amministratori uno scatto di orgoglio e di coraggio affinché si facciano promotori di strategie complessive per l’occupazione e l’inclusione sociale, confrontandosi seriamente con tutte le parti in causa e, quindi, anche con i rappresentanti delle organizzazioni non governative (se preferite del terzo settore), applicando quello che a livello europeo viene chiamato Metodo Aperto di Coordinamento. Infine, vhe non si richiudano a riccio, ancora una volta, definendo le politiche nel chiuso dei loro uffici.

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