In Basilicata la scorsa estate, 318 incendi. La superficie percorsa dal fuoco è stata in totale di 4.244 ettari (di cui 2.055 boscata).
La guerra contro incendiari e piromani si può vincere: basta volerlo. Il fuoco non è un’ineluttabile presenza, da accettare come una catastrofe naturale, nel panorama estivo.Comuni, Regione, Stato, ogni apparato pubblico ha delle colpe per la superficialità e l’inerzia opposte a un’emergenza così vecchia da diventare endemica.
Al dolore per i morti carbonizzati (ad agosto l’ agricoltore, Nicola Rivelli di 83 anni, nel podere nelle campagne di Spinoso in cui stavano bruciando delle sterpaglie), si aggiunge la rabbia per la catena impressionante di omissioni, lentezze, sprechi, che sono la causa prima del proliferare di atti incendiari da parte di veri e propri criminali. L’allarme e i proclami si sprecano quando sul terreno rimangono corpi bruciati. Poi si torna al quieto tran tran… fino alla prossima vittima!
Inasprire le pene? Gli esperti lo considerano inutile. L’articolo 423 bis prevede il reato di incendio boschivo. Dai quattro ai dieci anni per dolo, da uno a cinque per colpa ma in dibattimento è abbastanza semplice derubricarlo nel reato minore. Utilizzando poi i cavilli di legge, si riesce ad abbattere seriamente la condanna. Si patteggia, si parte dal minimo, si danno le attenuanti ed ecco che spesso si riesce a commutare la pena in sanzione pecuniaria.
In Lucania come in Italia, praticamente non esistono incendi naturali. Il fenomeno dei roghi è direttamente legato all’azione umana per il 98% del totale. Per imprudenza e mancato rispetto delle norme (incendi colposi) e, soprattutto, per speculazioni legate alla ricerca di un profitto (incendi dolosi). In altre parole quando si parla di incendi boschivi si parla di illeciti compiuti da singoli, a volte collegati alla criminalità organizzata, a danno di intere comunità.
Lo scorso 28 agosto, al fine di fronteggiare lo stato di emergenza in relazione a eventi calamitosi dovuti alla diffusione di incendi e fenomeni di combustione, il Consiglio dei Ministri ha emanato disposizioni urgenti di protezione civile con l’Ordinanza n. 3606. La Regione Basilicata, nonostante i numerosi incendi sviluppatisi in diversi territori ad alta valenza naturalistica e non, nonché a colture di oliveto, vigneti e quant’altro, non è stata inclusa nel provvedimento di emergenza. Perché? Probabilmente, ha ritenuto che avrebbe funzionato il Piano Regionale Antincendio (approvato solo a fine luglio, mentre l’attivazione dell’iter dei corsi di formazione per i volontari della protezione civile è partito solo a Settembre, ovvero ad emergenza passata). Il Presidente De Filippo, richiese l’inclusione della regione Basilicata nell’ordinanza? In base a questa esclusione, la Regione Basilicata dovrà ora affrontare il “post evento” in piena ordinarietà, a differenza delle altre regioni che invece potranno agire nella straordinarietà, fattore questo decisivo per l’attuazione dell’art. 10 della Legge 353/2000 inerente i vincoli prodotti dalla realizzazione del catasto incendi da parte dei comuni i cui territori sono stati percorsi dal fuoco. L’Assessore alla Protezione Civile della Regione Basilicata, Innocenzo Loguercio, ha definito l’ordinanza n.3606 una “spoliazione di pubblici poteri locali a favore di quelli centrali”. Dichiarazione che cerca di smontare i contenuti di una ordinanza che è figlia invece, di un provvedimento utile e giusto, finalizzato a colmare le gravi inadempienze delle regioni in materia di catasto incendi, soprattutto in merito all’applicazione dell’art.10 della Legge 353/2000 (divieti, prescrizioni e sanzioni).
Il comma 7 art. 1 dell’Ordinanza fa infatti obbligo ai soggetti attuatori (Regioni, Prefetture ed Enti Parco) di trasmettere al Commissario delegato Guido Bertolaso, l’elenco dei comuni che non hanno provveduto a realizzare il catasto incendi. Comuni che in caso di inadempienza saranno soggetti a diffida.
L’ordinarietà invece rischia di disattendere ancora, la concreta attuazione al catasto delle aree percorse dagli incendi. Vogliamo solo sperare che la Regione abbia vigilato affinché i Comuni perimetrassero entro lo scorso 30 settembre, gli ettari di territorio andati in fumo.
Del resto, la Basilicata, con il programma antincendio 2007 (ripeto, approvato solo a fine di luglio), ha stanziato somme ingentissime: 2milioni e 269mila euro (500mila € a favore del Corpo Forestale dello Stato, 300mila€ ai Vigili del Fuoco, 80mila€ per le Guardie Ecologiche Volontarie, 420mila€ per operai specializzati e trasporto, 215mila€ per acquisto software per catasto incendi. Totale di fondi erogati dal Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata pari a 1 milione e 515mila euro da aggiungersi ad ulteriori 754mila euro provenienti dal fondo per la Protezione civile così ripartiti: 127mila euro per i Vigili del Fuoco, 200mila euro alle organizzazioni di volontariato, 40mila euro per le Guardie Ecologiche Volontarie, 307mila euro per acquisto mezzi AIB, 80mila euro per il sistema di previsione del rischi incendi). Sarebbe davvero grave che la Regione Basilicata, dopo aver (forse) rinunciato alla “straordinarietà imposta dall’Ordinanza”, incorresse in una ennesima grave “inefficienza” !!!
Ai sensi di una legge, la 353/2000, anche in Italia vige il divieto a costruire sulle aree percorse da incendio. In 7 anni, il Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi (N.I.A.B) ha reso noti solo 2 (due) casi significativi di indagine condotti dagli Uffici del Corpo Forestale dello Stato: nel comune di Levanto (SP), ove è stato sequestrato il complesso alberghiero previsto sull’area percorsa da incendio nel 1999; nel comune di Pisticci (MT), ove è stata sequestrata una grande struttura alberghiera che prevede la costruzione di un porto per barche da turismo (Porto degli Argonauti) tant’è che in Italia, quando si parla di grandi complessi immobiliari nati sulla cenere degli incendi, purtroppo si cita l’”ecomostro” di Pisticci. Dopo che il rogo colpì la zona nel 1998, il Corpo forestale dello Stato si pronunciò per l’inedificabilità di un’area di due ettari. Anche il Tribunale di Matera confermò questo parere, invocando l’applicazione dei principi della legge nazionale. Ma la decisione non ha fermato i lavori del “Porto degli Argonauti” (nome del progetto), a cavallo del terreno sequestrato. 
Il sequestro è stato confermato dalla Cassazione. Questo porto turistico, si inserisce in un contesto più ampio di “riqualificazione e miglioramento” delle infrastrutture turistiche della costa jonica-lucana rappresentando il fulcro del “Complesso Turistico Integrato degli Argonauti” previsto in corrispondenza della foce del fiume Basento e proposto dalla Società Nettis Resort S.r.L., con sede a Bari in Via Grumo Appulo 11/A.
Il porto prevede l’accoglienza di 481 barche di lunghezza variabile dai 15 agli 8 metri a cui si accompagnano tutte le opere accessorie ad un porto come pontili, darsene, ricovero delle imbarcazioni, officine e rimesse. Lo Studio di Impatto Ambientale relativo al Porto degli Argonauti prevede una serie di interventi di mitigazione per la risoluzione dei problemi idraulici connessi all’interazione tra il fiume Basento e il mare, come il contenimento delle piene tramite la realizzazione di arginature in gabbionata metallica, per tutto il tratto terminale dell’asta fluviale del Basento, a cui si associa il taglio della vegetazione ripariale e la rimozione di qualunque ostacolo, vegetale e non che ostruisce il libero deflusso dell’acqua. Successivamente dovrebbero effettuarsi opere di rinaturalizzazione e protezione spondale, con funzione attentatrice nei confronti dell’onda di piena. Infine per fronteggiare l’intrusione del cuneo salino sono previste opere di immissione superficiale di acqua dolce.
Con Deliberazione della Giunta Regionale n.526 del 9.3.2004 (presenti il Presidente Bubbico e gli Assessori Nigro, Salvatore e Collazzo) veniva espresso il giudizio favorevole di Compatibilità Ambientale ai sensi della L.R. 47798 comprensivo del parere favorevole sulla Valutazione d’Incidenza ai sensi del DPR 357/97. La stessa Deliberazione rilascia anche il nulla osta paesaggistico ai sensi del D.L.vo. 490/99. La delibera prescrive inoltre che, il giudizio favorevole di compatibilità Ambientale, sia soggetto ad alcune prescrizioni tra le cui, riportiamo solo il punto 6: A) II progetto esecutivo per la realizzazione di un porto turistico denominato “Porto degli Argonauti” dovrà essere rimodulato prevedendo….6. considerato che il canale di accesso al porto, nella parte centrale, lambisce aree che nell’agosto 1998 sono state percorse da incendio, fermo restando la perimetrazione delle aree percorse da incendio riportata su apposita perizia giurata di parte, al fine di garantire che la realizzazione delle opere non comporti trasformazioni delle stesse, in ottemperanza al divieto derivante dalla L.21/11/2000 n. 353 sugli incendi boschivi, la realizzazione dell’intervento non dovrà interessare le stesse e il tracciamento delle opere dovrà avvenire congiuntamente all’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio Regionale….
In definitiva saranno 5 le aree portuali sulla costa jonica-lucana ovvero, in media, una ogni 7 km di costa. Si passerà dunque, da una carenza di strutture turistiche e di punti di approdo, ad una loro sovrabbondanza a tutto discapito della costa e delle foci fluviali che, a tutti gli effetti, sono quelle a pagarne le maggiori conseguenze.
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