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Nel 2006, il consumo mondiale d’acqua in bottiglia, ha raggiunto i 175 miliardi di litri, il 66% in più, rispetto ai 98 miliardi di litri di cinque anni prima (Studio dell’Earth Policy Institute). Anche a Potenza dove l’acqua di rubinetto è sicura, la domanda d’ acqua imbottigliata è in crescita, portandosi dietro un incremento, non necessario, di rifiuti e di consumi energetici, perché: le bottiglie inquinano!
Il nostro giornale lancia la sfida: «Basta con la minerale, bevete l’acqua dei vostri rubinetti, è sicura, gradevole, permette di risparmiare e soprattutto non produce montagne, di vetro e plastica!». La moral suasion la facciamo anche,
· ai ristoratori della Grande Lucania sulle cui tavole vorremmo trovare brocche (no plastica)
· per gli uffici pubblici dove i distributori di bottigliette griffate dovrebbero essere sostituiti da bidoni di acqua lucana.
Perchè puntiamo il dito contro gli svantaggi del mineral water Style? Quattro bottiglie di acqua minerale su cinque finiscono sottoterra! Il processo di produzione contribuisce al surriscaldamento globale! La distribuzione… inquina!
Abbiamo effettuato un prelievo dalla fontanella di Macchia Giocoli a Potenza
Per le nostre analisi, abbiamo selezionato solo gli elementi più indicativi della qualità dell’acqua. Il grado di acidità (pH), che la legge vuole compreso tra 6,5 e 9,5 = è nella norma. Abbiamo poi misurato la durezza, espressa in gradi francesi: la legge consiglia che sia compresa tra 15 e 50 °F. Un’acqua più dura, ovvero più ricca di carbonati di calcio e magnesio, non ha effetti negativi sulla salute, ma può dar luogo a incrostazioni nelle tubature. Un’acqua molto dolce, al contrario, è molto povera di sali minerali, importanti per le funzioni vitali dell’organismo = °F 24
Residuo fisso e sodio: meno ce n’è meglio è. Il residuo fisso esprime la quantità di sali disciolti nell’acqua. Non esiste un valore fissato per legge, ma soltanto un massimo consigliato pari a 1.500 mg/l = 193. Per quanto riguarda il sodio, il limite di legge è di 200 mg/l e il valore trovato nel campione è = 4.
La presenza di nitrati nell’acqua potabile è solo in minima parte naturale. Nella maggior parte dei casi dipende da attività umane: allevamenti, fertilizzanti, rifiuti industriali, scarichi urbani e liquami. Il limite di legge, è di 50 mg/l = 1.
Infine non sono state rilevate presenze di Metalli indesiderati e di Inquinanti (abbiamo cercato tracce di alcuni composti detti “organoalogenati”, una miriade di sostanze sintomo di inquinamento da solventi industriali o di sottoprodotti della disinfezione delle acque).
Nel complesso, a Potenza, l’acqua è BUONA e comunque non inferiore alle minerali.
ACQUA MINERALE DEL VULTURE
Dai dati ufficiali forniti dagli uffici regionali, ci risulta che nel 2003 sono stati imbottigliati 1.019.582.000 litri. All’ingrosso, l’acqua minerale lucana costa 0,10 centesimi di euro/litro, pari a 113.300.000 euro complessive. Al dettaglio è venduta a circa 0,27 centesimi di euro/litro per un ammontare complessivo di circa 283.000.000 di euro.
Gli esperti del settore parlano di un giro di affari di 300 milioni di euro!
Rispetto a queste cifre, sempre nel 2003, la Regione avrebbe dovuto incassare circa 300 mila euro di royalties da reinvestire nell’area, per la lotta all’inquinamento (?).
Al 31/12/2006, gli stabilimenti attivi erano 5, per un totale di 13 marchi.
In regime di concessione, imprenditori locali e associati ad imprese, gestiscono da molto tempo l’ acqua minerale del Vulture, un bene pubblico.
Al momento vivono le seguenti concessioni (fonte Regione Basilicata):
Soc. Coop. Nuova Pompei a r.l., Cutolo Michele e Figli s.r.l., Fonte Italia S.r.l., Monticchio Gaudianello S.p.A., G.&G. S.r.l., Società Acquasante S.r.l. e S.I.A.M. Monticchio S.p.A. che con Sorgente Traficante S.r.l., sono oggetto di incorporazione nella Soc. Fonti del Vulture S.r.l.
La Gaudianello detiene il 30% del mercato nel Mezzogiorno. E’ tra le prime dieci aziende in Italia, al quarto posto per le acque effervescenti e conta 130 addetti, 4 linee di produzione e un fatturato di 42 milioni di Euro. Il piano industriale approvato prevede una nuova linea di imbottigliamento ed un incremento della produzione. Ha suscitato recentemente l’interesse di una multinazionale, la Nestlè, ma l’opzione di vendita è scaduta a causa dell’opposizione dell’Antitrust, che avrebbe bloccato l’operazione.
La Cutolo Rionero, secondo le voci che circolano, potrebbe essere acquisita in parte, da gruppi non locali.
Il Gruppo Traficante di Rionero in Vulture (marchi Sveva e Lilia), oltre 100 anni di storia, 87 dipendenti fissi a cui si aggiungono gli stagionali per un totale di forza-lavoro pari a 130-140 unità ed un fatturato di 30 milioni di euro nel 2005. Il 13 febbraio 2006, ha annunciato l’intesa per la cessione del 100% alla Coca-Cola Hellenic Bottling Company (CCHBC) ed alla The Coca-Cola Company (TCCC). L’operazione, ha ammontato complessivamente a circa 35 milioni di Euro. Ha previsto l’acquisizione, oltre agli stabilimenti di produzione, anche dei marchi “Lilia” e “Lilia Kiss”.
L’ operazione, che comprende l’acquisto di due stabilimenti e di sette marchi, è stata approvata delle autorità competenti. La cessione alla Coca-Cola, è intervenuta anche perché alla fine della scorsa legislatura è stata promulgata una legge, la L. R. 21/2005 (di certo la Coca-Cola se ne è agevolata), che ha apportato modifiche al testo normativo originario (LR 43/96), che disciplina la ricerca e la coltivazione delle acque minerali e termali in Basilicata e che, nel caso specifico, ha permesso di: superare lo scoglio del divieto di trasferimento della concessione di sfruttamento senza l’apposita autorizzazione regionale (art. 7); trasformare ‘l’esoso’ canone annuo della concessione, da lire in euro, conservandone l’effettivo importo in 5,16 per ogni ettaro oggetto del permesso. Con l’art. 46-bis – così come modificato dalla LR 21/2005 – il contributo non viene più riferito alla quantità prelevata e risultante dal contatore, ma alla quantità ‘imbottigliata’, vale a dire, inferiore di circa nove volte il prelevato. Questo contributo è pari 0,00025 euro per litro.
La verità è che il mercato delle Acque Minerali è straricco. Il costo per le imprese che utilizzano le sorgenti demaniali, offende la dignità dei lucani Lo sfruttamento delle fonti avviene con il sistema delle concessioni pubbliche, da cui lo Stato, in base a un vecchio Regio Decreto del 1927, ricava pochi spiccioli. Per la Regione Basilicata, il ricavato è inferiore alle spese sostenute per la contabilità delle concessioni, oltre che per lo smaltimento – a carico della nostra Regione – delle bottiglie di plastica.
All’indomani della acquisizione del Gruppo Traficante da parte della Coca-Cola, puntualmente sono giunte le reazioni di segno positivo dal mondo sindacale e politico. La Consigliera Regionale Emilia Simonetti, invece, con un’ interrogazione chiese di restituire alla Regione la titolarità piena della gestione di una così delicata e importante risorsa, per garantire adeguati livelli occupazionali e lo sfruttamento non selvaggio delle riserve idriche. Il 28 settembre 2007, dopo solo 591 giorni, primo sciopero dei dipendenti di Fonti del Vulture, con una adesione del ben 80%. A provocare il malcontento, il mancato avvio della trattativa sul premio di produzione. L’azienda infatti, non si è detta disposta a discutere su un riconoscimento economico nei confronti dei lavoratori.
Sarebbe opportuno che i politici lucani rivedano la gestione delle acque minerali, anche per salvaguardare il bacino idrominerario del Vulture come bene pubblico.
La Regione Basilicata, perché non adegua i canoni concessori e le royalties, a valori giusti e di mercato?

lobby che conta 150 aziende, 161 stabilimenti, 252 marche, 40mila occupati.
Perché l’ acqua di rubinetto è più sicura della minerale?
Nell’acqua, sono sempre presenti 16 sostanze tossiche di origine naturale (arsenico, manganese, bario e altri ancora). Le leggi italiane prevedono che, ciò che viene considerato nocivo se sgorga dal rubinetto di casa, diventa potabile se imbottigliato ! Fino al 2001, le acque minerali potevano contenere fino a 200 microgrammi di arsenico (potenzialmente cancerogeno) per litro, contro i 50 microgrammi di quello degli acquedotti pubblici. Dopo una procedura d’infrazione per l’acqua, avviata dall’Unione Europea, il limite massimo di “casa” è stato recepito a 10 microgrammi (previsto dall’ Organizzazione mondiale della sanità) mentre per le minerali a 50 !!!
la Commissione Europea si è interessata più volte alla posizione dominante nel settore delle bibite, della società Coca-Cola Hellenic Botling Compagny S.A., controllata da una famiglia greca che dal 2000 sta acquistando quasi tutte le imprese del settore in Montenegro, Serbia, Romania, Bulgaria e Polonia.
Secondo la ONG britannica War on Want la Coca-Cola è oggi protagonista di gravi comportamenti che vanno, dai licenziamenti illegittimi ad accuse gravissime come persino omicidi (in diversi paesi: Colombia, in Guatemala, Nicaragua, Perù, Cile, Russia, Turchia, Filippine, Pakistan).
Per fare un litro di Coca-Cola ci vogliono 9 litri d’acqua!!!
In India Coca-Cola è accusata di aver provocato con i suoi impianti un abbassamento delle falde acquifere, che ha determinato l’impossibilità per le comunità locali di raggiungere l’acqua, per dissetarsi e per irrigare i campi.
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